Infinite & Divine – Recensione: Silver Lining

L’ascolto recente e convincente del debutto di Chez Kane ha confermato ancora una volta come, molto spesso, l’incontro di due artisti in sintonia sia sufficiente a dare vita a prodotti che, benchè non esattamente opulenti dal punto di vista produttivo, racchiudono tutto quanto serve per regalare un’oretta di ascolto coinvolgente, sensato ed appagante. Ebbene, su “Silver Lining” ritroviamo diverse analogie con il disco di debutto della giovane cantante britannica: a dar vita agli “Infinite & Divine” sono infatti ancora una volta un chitarrista compositore svedese ed una cantante-musa, questa volta sua connazionale, per la quale è stata composta una manciata di brani in grado di esaltarne le qualità, solleticarne le attitudini e favorirne le ambizioni. L’incontro tra il chitarrista/produttore Jan Åkesson (StoneLake, Shadow Rain) e la cantante Terese Persson risale all’estate pre-tutto del 2019, quando i due decisero di dare vita ad un progetto che potesse accompagnare il talento di Tezzi oltre le esperienze prevalentemente locali o da corista condotte fino a quel momento. E, nonostante la consistenza eterea del nome scelto dal duo ed alcune puntatine in territorio tastieristico, fa piacere constatare che al frutto della collaborazione la sostanza non manca affatto.

Per cominciare, Terese possiede quella presenza capace di fondere con successo suggestioni intelligenti e femminili (“You And I”) con momenti di impatto più deciso, ombroso e affascinante: nel suo cantato alla Patti Smith / Lana Lane / Bonnie Tyler / Liv Jagrell ci sono convinzione e preparazione in ugual misura, caratteristiche in grado – specialmente se intrecciate ad arte – di dare spessore interpretativo all’iniziale “I Feel Alive”, alla quadrata “Keep On Moving” ed a quell’esercizio chic di arrangiamento che è “Burn No More”. Il resto ce lo mette il polistrumentista Åkesson, autore di un songwriting squisito ed efficace, musicale ma dotato di quel nervo ritmico che lo rende brillante e (leggermente) meno prevedibile, come tipico dell’hard melodico che nel freddo asciutto degli inverni svedesi sembra trovare il suo clima ideale. E’ un ascolto candido e di facilità scandinava, fondato su un’architettura che ti dà l’impressione – spesso fallace – di ascoltare qualcosa di più ricercato e complesso di ciò che il disco realmente è. La nonchalance con la quale “While You’re Looking For Love” passa dall’essere una canzoncina di leggerezza fanciullesca ad un buon rock con tanto di assolone è solamente un esempio delle infinite possibilità di modellazione di una materia ricca e plastica, che, come quando gli ingredienti sono buoni, è possibile ricombinare nei modi più svariati – comprese le inattese note orientaleggianti di “Perplexed Perfection” – senza rischiare di fare una brutta figura, e dover restare tutti a digiuno. Alla dinamica di questa magnifica illusione, in continuo movimento, contribuisce anche il drumming ispirato di Jens Westberg, interprete in più di un’occasione (“We Are One”) di uno stile pieno e perfetto per conferire al disco – ed alle esibizioni dal vivo che la band stessa si augura di poter proporre – un suono d’impatto e volume ancora maggiori.

Come in certi tipi di amore, dentro a questo debutto c’è un inganno complice e bellissimo che si rinnova pressochè ad ogni traccia, di quella purezza e spontaneità che tanti dei talentuosi & macchinosi songwriter in forza a Frontiers non riescono sempre ad esprimere. Sia l’accoppiata Rexon/Kane che quella Persson/Akesson dimostrano che oggi per fare un buon disco non serve poi molto, quando sono le intuizioni a trainare il progetto, di quelle buone al punto da reggere sulle loro spalle il peso di una collaborazione naturale e rilassata. Un lavoro che in questo caso è chiaramente fondato sulla curiosità reciproca che unisce gli artisti, sul rispetto per i gusti dell’altro, sulla convinzione che la ricerca on the road di una sintesi tra hard rock anni ottanta e metal moderno favorisca il raggiungimento di uno scopo più alto e longevo, lontana dal rappresentare un compromesso. Con “Silver Lining” ci portiamo a casa un prodotto orecchiabile, dotato di personalità e costruzioni talvolta ambiziose, capace di mordere quando serve ed alfiere orgoglioso di quel less is more che, per nulla intenzionato a vestire i panni di una limitazione, stimola invece tanti artisti musicalmente affamati a dare il meglio di sé. Dicono che non servano tante parole per spiegare una buona idea, dopo tutto.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. II Feel Alive 02. Infinite And Divine 03. Keep Moving On 04. Not Too Late 05. Wasteland 06. Burn No More 07. We Are One 08. Off The End Of The World 09. You And I 10. While You’re Looking For Love 11. Perplexed Perfection
Sito Web: facebook.com/infiniteanddivine

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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