Infected

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Infected

Hammerfall

Track Listing

1. Patient Zero 06:01

2. Bang Your Head 03:47

3. One More Time 04:06

4. The Outlaw 04:10

5. Send Me A Sign (Pokolgép cover) 04:00

6. Dia De Los Muertos 05:07

7. I Refuse 04:32

8. 666 - The Enemy Within 04:29

9. Immortalized 03:59

10. Let's Get It On 04:05

11. Redemption 07:02

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Finalmente Hammerfall! Il ritorno sulle scene della band svedese non passerà sicuramente inosservato, perché Mr. Dronjak e soci hanno finalmente trovato la chiave giusta per scrollarsi di dosso la didascalia di band bollita, che non aveva più nulla da dire nel panorama power metal internazionale. “No Sacrifice, No Victory” e “Chapter V” sono solo un ricordo, perché il nuovo “Infected” si presenta come un disco maturo, fottutamente heavy, che va a pescare negli anni ottanta per la scelta delle melodie.

L’esordio di una quindicina di anni fa aveva fatto il botto, ma nel prosieguo della carriera gli Hammerfall si erano adagiati sugli allori, trascinandosi stancamente e vivendo di riflesso del successo di “Legacy Of  Kings” e “Glory To The Brave”. Cinque album insipidi, fin troppo pacchianotti nei cori da taverna, fiacchi nei riff riciclati dal power, ma che non hanno nulla a che spartire con l’ottavo della serie, il neonato “Infected”. Il trittico iniziale è terremotate, con una sezione ritmica che predilige le rullate e gli stop a scapito della doppiacassa, soprattutto in “One More Time”, singolone, che dal vivo diventerà un classico. Marziale ed epica, invece, l’opener “Patient Zero”. I ritmi si rallentano nella ballad “Send Me A Sign”, cover dei metallers ungheresi Pokolgep, band culto e semisconosciuta ai più, ma in giro da ben trent’anni. Gli Hammerfall hanno pensato ovviamente ai fan di vecchia data, non trascurando la velocità ed il power teutonico, come nella speed “Dia De Los Muertos”, anche se in questo caso la voce di Jaochim Cans cala di intensità e finisce col perdersi tra i ruggiti di chitarra. Proprio il vocalist, da sempre additato come tallone d’Achille dei nostri, sfodera una prestazione di buon livello, comunque legato ad un modo di cantare unico e particolare. Gli Hammerfall non inventano nulla, è giusto dirlo, eppure facendo questo passo indietro verso l’heavy classico, senza rendersene conto hanno compiuto un passo altrettanto importante in avanti. Restano ancora alcune piccole ingenuità, ma stiamo sempre parlando degli Hammerfall, che non potevano certamente travestirsi da Saxon per tutta la durata del platter. Curiosa ed emozionante la conclusiva “Redemption”, lungo mid tempo corale, sorretto da organi ed arrangiamenti che strizzano l’occhio al power sinfonico.

Alla resa dei conti gli Hammerfall, considerati da una frangia di fan e dagli addetti ai lavori ormai sul viale del tramonto, sono protagonisti del classico colpo di coda e ritornano prepotentemente in pista con un album che piacerà soprattutto ai defenders con qualche annetto sulle spalle in più. “Infected” non è un capolavoro, questo no, eppure mostra una band in forma e decisa a tornare in sella con convincenti cascate di metallo.

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2 Commenti

  1. in rete tutti ne parlano non male ma malissimo, io non lo ho ascoltato ma leggendo le recensioni , un album da buttare nell’immondizia. Solo a te è piaciuto Alessandro, senza offesa.

    • alessandro

      questo è il bello della musica: ognuno ha i propri punti di vista e le proprie orecchie. l’ho scritto, non è un capolavoro, ma non è nemmeno un album da buttare nell’immondizia. Chi lo ha ascoltato e ha qualche annetto sulle spalle in più si è stupito che una band di “pane, salame e metallo” abbia adottato un approccio meno power e più heavy classico… se ti capiterà di dargli un’ascoltata ci farai sapere! ciao

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