Death – Recensione: Individual Thought Patterns

Come molti tra voi ben sanno, i Death di Chuck Schuldiner (R.I.P.) hanno costituito l’elemento fondante dell’omonimo, vastissimo filone metal e di quasi tutte le sue derivazioni, e il loro ascolto è senz’altro imprescindibile per chi si nutra abitualmente di sonorità estreme; senza nulla togliere agli altri lavori, “Individual Thought Patterns” è forse il più significativo dello storico combo statunitense, e quindi abbiamo deciso di (ri)parlarne.

Cangiante come gli assoli del compianto ‘evil’ Chuck (noto anche come “The Father of Death Metal”), negli anni la formazione statunitense ha subìto continue mutazioni. Sin dalla fondazione nell’83 dei mitici Mantas in Florida infatti, il geniale leader a suo tempo inserito da Guitar World al 20° posto tra i migliori 100 chitarristi rock, ha saputo sempre reclutare musicisti di altissimo livello, e il trio che lo ha circondato nella creazione di questo meraviglioso lavoro, anticipato dal bellissimo “Human”, ne è la prova. Le sei corde di Andy LaRocque (già con King Diamond) generano riff incalzanti e ritmicamente ineccepibili, il basso fretless di Steve DiGiorgio (Sadus) riesce a materializzare trame dalle connotazioni progressive, per non parlare dell’intricato lavoro di pelli di Gene Hoglan (Dark Angel), che a tratti sembra una drum machine impazzita, il tutto sotto la supervisione dell’onnipresente Scott Burns: il risultato è un ferale vorticare di emozioni che martella i timpani e la mente con una tecnica esasperatamente mirata che a tratti si esprime con il linguaggio della fusion, densa oltretutto di rasserenanti aperture che, rilasciate sempre al momento giusto, ‘sedano’ l’ascoltatore dopo averlo scosso con estrema violenza. Il pezzo migliore? Beh, potremmo suggerirvi la claustrofobica “Trapped In A Corner”, la concitata “Mentally Blind” o la conclusiva “The Philosopher”, sinuosa e articolata, ma sono solo tre delle dieci preziose pietre che compongono un gioiello di grande valore nel suo insieme, i cui aspetti melodici saranno poi approfonditi nel successivo “Symbolic”, più lineare e fruibile dell’album in questione.

“Individual Thought Patterns”, con il suo sviluppo claustrofobico e compulsivo e il suo mix di potenza assassina e tensione emotiva, il tutto acuito da testi incentrati ossessivamente sull’Io, tiene viva l’attenzione dell’ascoltatore attento alle sfumature più ricercate, e siamo convinti che definirlo uno dei più bei lavori che abbia mai partorito l’heavy metal non sia un’esagerazione: scoprire questo indimenticabile disco sarà sicuramente un piacere per chi apprezza il lato più cervellotico e complesso del genere, ma anche per chi vuole sapere cosa voleva dire ‘death metal’ una ventina d’anni fa.

Etichetta: Relativity / Roadrunner

Anno: 1993

Tracklist:

01. Overactive Imagination

02. In Human Form
03. Jealousy
04. Trapped In A Corner
05. Nothing Is Everything
06. Mentally Blind
07. Individual Thought Patterns
08. Destiny
09. Out Of Touch
10. The Philosopher


Sito Web: http://www.emptywords.org/

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  1. luci di ferro

    Comprate ‘Individual Thought Patterns’ – fatevi un regalo, a voi stessi. Un album unico nel suo genere C-A-P-O-L-A-V-O-R-O per rendervi conto andate su you tube e ascoltate e vedete il video clip della LEGGENDARIA The Philosopher. Voto: 10/10

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