Spawn Of Possession – Recensione: Incurso

Per la terza uscita sulla lunga distanza dagli Spawn Of Possession non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Il combo svedese sa svolgere il proprio compito di technical death metal band egregiamente e questo Incurso” lo dimostra. Dopo album come Cabinet” e Noctambulant”, a sei anni di distanza abbiamo un’altra freccia affilata all’arco del quintetto.

Dopo alcune vicissitudini di line-up troviamo in formazione Christian Muenzner (Obscura, ex Necrophagist) alla chitarra, Henrik Schönström alla batteria, Erlend Caspersen al basso e il ritorno di Dennis Roendum, questa volta come growler.
“Abodement” ci trascina nell’atmosfera dell’album e subito veniamo aggrediti da “Where Angels Go Daemons Follow” e “Bodiless Sleeper”. Visti i passaggi tecnici, qualche accenno di lirismo solistico, un filo di epicità dopo cinque minuti si rischia già l’effetto stordimento.

Le cose si fanno via via più intricate e difficili con “The Evangelist”, nove minuti e passa di death altamente progressivo, con palate di “piri piri” difficili da digerire se non si è psicologicamente preparati a seguire lo sviluppo strutturale di una canzone probabilmente nata con lo scopo contrario. Ma, dopo tutti questi minuti, sfiora quasi l’idea che il manierismo struttural-strumentale-compositivo si sia impossessato completamente del quintetto. Ritorniamo su lunghezze più accettabili con “Servitue Of Souls” e su uno stile più propriamente possessiano. Bisogna dire che seppure non snaturati nella loro essenza, chitarristicamente parlando e non solo, si sente un minimo la mano obscuriana nel fraseggio e in alcune formule.

“Deus Avertat”, non estremamente prolissa, è uno degli episodi meglio riusciti del set: violenta, lirica, tecnica senza annoiare o far esplodere la materia grigia.  In “Spiritual Deception” a parte il solito solo presente, il basso di mr Erlend Caspersen trova un po’ più di spazio, meritamente; viste le sue capacità si poteva auspicare in generale un po’ più di presenza . “No Light Spared”, insieme alla sopra citata “Deus Avertat”, dimostra che se il brodo musicale è concentrato il risultato è migliore; ci si gusta la maestria senza perdersi in troppi giri mentali.

La finale “Apparition” apre con introduzione strumentale, organo e archi che  fanno assumere alla song un aspetto quasi gothic/black nell’ambientazione, effetto che continua con l’inserzione di tastiere. Le melodie qui intessute portano con sè questa atmosfera black che però viene fusa in più occasioni non solo con il death, ma con la sfera progressive. Black/death/progressive come variazione sul tema, tutto sommato riuscita. A parte la lunghezza di alcuni brani, il fatto che a tratti il combo si è perso in capriole strumentali, a volte senza essere sorrette da un perchè, se un difetto lo si deve trovare, lo si può individuare nel suono delle chitarre principalmente. Questo, specialmente nel palm muting, appare come flebile e poco incisivo.

L’attesa era talmente tanta e le speranze altrettanto che forse, nel complesso, pur essendo un ottimo album ci si aspettava il botto, qualcosa di epocale: invece sono “solo” gli Spawn Of Possession che fanno gli Spawn Of Possession.

Voto recensore
8
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. Abodement
02. Where Angels Go Demons Follow
03. Bodiless Sleeper
04. The Evangelist
05. Servitude Of Souls
06. Deus Avertat
07. Spiritual Deception
08. No Light Spared
09. Apparition



Sito Web: www.myspace.com/spawnofpossession

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login