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Incantation – Recensione: Profane Nexus

Nuovo album che segna il ritorno su Relapse Records per i blasfemi Incantation, lasciati al precedente “Dirges Of Elysium”, capitanati da John McEntee (chitarra e voce) che si avvale del contributo di Sonny Lombardozzi (chitarra), Chuck Sherwood (basso) e Kyle Severn (batteria) con la regia del sempiterno Dan Swanö: si parla di un gruppo storico, per chi non li conosce, che vede il proprio esordio sulla lunga distanza nell’ormai lontano 1992 e se è giunto fino al 2017 proponendo nuovi CD qualcosa vorrà pur dire.

Il nuovo lavoro, intitolato “Profane Nexus”, procede secondo la tecnica dell’assalto frontale estremo, lasciando zero spazio alla luce, alla melodia e alla punta di fioretto musicalmente parlando; una cortina impenetrabile scandita dal ringhio continuo dietro al microfono che fin dall’iniziale “Muse”, contraddistinta da rallentamenti ferini, accompagna l’ascoltatore lungo gli undici brani presenti. Progressioni, scalate ed assoli mefitici caratterizzano “Rites Of The Locust”, trascinando verso l’inizio lento e maligno di “Visceral Hexahedron”, in cui una batteria tribale introduce un altro inno blasfemo ai Senza Nome; incessante il lavoro dietro le pelli con le chitarre che trapanano il cranio in “The Horns Of Gefrin”, dove si palesa un’apertura su di un tempo più ragionato che anticipa un rallentamento maestoso e un finale in crescendo. I rantoli disperati di “Incorporeal Despair” accompagnano una lentissima e funerea litania che precede i sessantadue secondi di furia iconoclasta che corrisponde al nome di “Xipe Totec”: uno dei pezzi più vari di “Profane Nexus” è di sicuro “Lus Sepulcri”, con assoli lancinanti che scavano sotto la pelle martoriata prima dell’etereo passaggio con pioggia di “Stormgate Convulsions…” (titolo chilometrico). Altro inizio cupo e strisciante quello di “Messiah Nostrum”, che vede veri e propri passaggi black metal che si alternano a tempi in cui la doppia cassa regge il tempo verso un finale da colpo di grazie che avvinghia con le spire della lentezza; un riff in apertura instrada “Omens To The Altar Of Onyx” verso una malignità sempre più oscura ed opprimente in cui le chitarre prendono il sopravvento delineando preghiere inenarrabili a divinità tutt’altro che benevole che vengono alla luce nella finale ed annichilente “Ancients Arise”.

Nessuna speranza quaggiù, non c’è nessuno spazio per raggi di luce ma solo pentacoli in penombra tracciati per evocare deformi abomini: “Profane Nexus” consegna gli Incantation in forma ed in grado di tessere lodi maligne in maniera superlativa.

Voto recensore
8
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Muse 02. Rites Of The Locust 03. Visceral Hexahedron 04. The Horns Of Gefrin 05. Incorporeal Despair 06. Xipe Totec 07. Lus Sepulcri 08. Stormgate Convulsions From The Thunderous Shores Of Infernal Realms Beyond The Grace Of God 09. Messiah Nostrum 10. Omens To The Altar Of Onyx 11. Ancients Arise
Sito Web: https://www.incantation.com/

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