In The Woods… – Recensione: Cease The Day

Ci sono voluti un paio di anni per ritrovare gli In The Woods… , e dopo “Pure” i nostri ritornano con “Cease The Day”. Un album che parta con un canto cupo e dalle scorie gotiche a nome “Empty Streets”. Incedere lento, marziale e con un organo hammond a punteggiare le linee melodiche di James Fogarty. Ormai quasi padre-padrone della band, con il solo batterista Anders Kobro a fare da cordone ombelicale con il glorioso passato.

La canzone poi accelera, (ri)scoprendo certe radici avantgarde-black del combo, ma non dimentica la componente emotiva co passaggi al limite del prog. Ottima partenza che poi scorre e si incastra nella successiva “Substance Vortex”, che parte compassata ed onirica, per poi iniziare a pestare duro con vocals aspre ed aggressive. Una canzone che gioca con “vuoti e pieni”, che si susseguono in turbinio di emozioni fino al chorus melodico ed efficace.

“Respect My Solitude” si fa forte della voce di Fogarty e delle melodie delle chitarre che accompagnano ed avvolgano la struttura di una canzone che vuole cercare di analizzare la componente “umana” delle solitudini terrene. Non spiazza la sfuriata black, anzi, viene quasi attesa nel crescendo emotivo di una canzone di grande spessore. Lascia un poco di amaro in bocca invece “Cloud Seeder”, che parte benissimo con voce e pianoforte in primo piano, ma la tavolozza dei colori della band non ha presa sulla tela di una canzone piuttosto lineare. Melodica, di sicuro appeal, ma che “non suona come dovrebbe una canzone degli In The Woods…”.

Momento di stanca che prosegue con “Still Yearning” , questa invece piuttosto vuota di contenuti e senza picchi degni di nota nei quasi 9 minuti di viaggio. La sfuriata ai limiti del black di metà canzone sembra quasi messa lì per ridare brio alla canzone, senza però riuscirci appieno. Piacevole però il chorus che miscela l’aggressione black delle chitarre alla pasta melodica del cantato. Ibrido non del tutto riuscito.

“Strike Up With The Dawn” risolleva le quotazioni dell’album, con una canzone decisamente intensa e varia. Bello il break strumentale, che spezza la tensione in più di un’occasione aprendo a paesaggi ora aspri ora più “morbidi”.

Siamo quasi alla fine dell’album e “Transcending Yesterdays” e la title track sono decisamente i picchi del disco, anche se la prima ad una canzone da studio unisce le registrazioni di un pubblico live. La title track dicevamo, in soli 2 minuti c’è tutta l’anima degli In The Woods… moderni: cupi e drammatici.

Un disco che ci riconsegna gli In The Woods… in buona forma (anche se i livelli del recente “Pure” non sono certamente avvicinati, così come impossibile paragonare questi In The Woods… con quelli di “Omnio” e “Strange In Stereo”), con un corso che prosegue nel solco della complessità compositiva della band. Intenso e dalle molteplici sfumature. Per i fan un buon punto per proseguire la carriera, per tutti gli altri potenziale porta d’accesso da ascoltare con attenzione.

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Debemur Morti Productions

Anno: 2018

Tracklist: 1. Empty Streets 2. Substance Vortex 3. Respect Your Solitude 4. Cloud Seeder 5. Still Yearning 6. Strike Up With The Dawn 7. Transcending Yesterdays 8. Cease The Day
Sito Web: https://www.facebook.com/inthewoodsomnio/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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