Philip Bardowell – Recensione: In The Cut

Continuano ad arrivare le sorprese da quelli che comunemente vengono trattati come delle seconde linee. Certo, le prime mosse nel music business Philip Bardowell le ha fatte con i leggendarii Beach Boys, ma questo fatto tende ad essere dimenticato dai fan di AOR e dintorni, che lo ricordano soprattutto perchè ha cantato sul terzo album degli Unruly Child: un lavoro troppo presto dimenticato e decisamente sottovalutato, in cui con il calore della sua voce ed una maturità artistica ben più alta degli standard musicali attuali, Bardowell sceglieva altre vie rispetto agli acuti dei suoi predecessori Mark Free e Kelly Hansen, vie che non per questo erano meno interessanti.

E adesso arriva questo sforzo solista, il secondo dopo ‘In A Perfect World’ Se Bardowell non è ancora un grosso nome nel mondo AOR, di certo lo sono gli autori dei pezzi inclusi in ‘In The Cut’: Jim Peterik, Stan Bush, Mark Spiro, Bobby Barth e Curt Cuomo sono garanzia pressoché assoluta di qualità in ambito rock melodico, e una volta tanto le aspettative a livello di songwriting vengono pienamente rispettate. Ad affiancare Bardowell in fase esecutiva ci pensano Tommy Denander e Daniel Flores, che svolgono un lavoro privo di sbavature. L’album è una collezione pressoché ininterrotta di potenziali hit, resi unici ed elevati ad un livello artistico di eccelsa qualità dalla voce di Bardowell, costantemente in grado di trasmettere quel feeling che ha reso indimenticabile Lou Gramm. Pur non prevedendo grossi assalti chitarristici, ‘In The Cut’ si mantiene vivo e vivace grazie ad un elegante ed efficace lavoro di basso e batteria.

Si parte bene, ma il primo vero colpo grosso è nel climax emozionale di ‘Through My Eyes’, disegnato abilmente da Mark Spiro e splendidamente modellato in tutte le sue sfumature dalla voce di Bardowell. Puro romanticismo, quindi, prima dell’agile ‘Heart Of A Hero’, guidata, oltre che da un’altra immensa interpretazione del cantante, dal basso pulsante di Tommy Denander. Sia questo pezzo che la successiva ‘I Gotta Believe’ sono firmate da Stan Bush…e non ci sono davvero parole per descrivere proprio quest’ultimo brano, ballad tanto tradizionale quanto irresistibilmente affascinante nel suo avvolgere in quello che è solo sentimento, grazie anche ad un tappeto vocale che sottolinea ed intensifica la progressione di Bardowell. ‘She Will Never Know’, unico pezzo ad essere stato scritto dal solo cantante, è pop malinconico di buona fattura, che non raggiunge però gli strepitosi livelli degli episodi precedenti. Non fallisce la coppia Cuomo-Paress in ‘Never Too Late For Love’: siamo ancora molto vicini ai territori pop, e decisamente immersi negli anni ’80, ma la melodia è di quelle che restano in testa. La vena malinconica ritorna in ‘It’s A Long Road’: alla base c’è Bobby Barth, che fornisce a Bardowell l’opportunità di esplorare tutta la propria estensione vocale, dalla profonda passionalità della strofa fino alla naturalezza dell’acuto nel chorus. L’unico vero passo falso di ‘In The Cut’ è l’anonima ‘One Day In January’, ma si tratta di un attimo prima del gran finale costruito dalla penna di Jim Peterik: in ‘Dreamin’ With My Eyes Wide Open’ rivivono i Survivor dei tempi migliori’, mentre si rimane ancora senza parole ascoltando la disarmante semplicità con cui ‘Voices Of The Heart’ colpisce nella sua nuda emozione.

E così rimane la voglia di lasciarsi trasportare ancora, di ricominciare ad ascoltare un album praticamente perfetto, ennesima prova di maturità di un cantante straordinario.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01. In The Cut
02. Through My Eyes
03. Heart Of A Hero
04. I Gotta Believe
05. She Will Never Know
06. Never Too Late For Love
07. It's A Long Road
08. One Day In January
09. Dreamin' With My Eyes Wide Open
10. Voices Of The Heart

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