Immortal – Recensione: Northern Chaos Gods

Basta dare uno sguardo ai titoli che compongono “Northern Chaos Gods”, primo album degli Immortal dell’epoca Demonaz, per capire come il disco stesso sia una sorta di tributo alla band, al suo immaginario lirico/concettuale (e di concept si tratta, trattandosi di canzoni che narrano di Blashyrkh, regno dell’oscurità e del freddo eterno) e al suo passato.

Facciamo un passo indietro: il gruppo pubblica il suo ultimo album, il maestoso “All Shall Fall” nel 2009, dopo un primo split e una reunion. Nei primi mesi del 2015 gli Immortal si sciolgono di nuovo a causa di divergenze personali, Abbath se ne va, fonda la band omonima e (pare) si porta con sé tutto il materiale che avrebbe dovuto figurare sul futuro album dei norvegesi. Nel frattempo Demonaz risolve il problema ai tendini che lo aveva allontanato dalle scene relegandolo al ruolo di autore dei testi, torna a suonare la chitarra e a comporre e con il fido Horgh riprende in mano il progetto, potendone usare il moniker.

Il risultato è “Northern Chaos Gods”, un platter che punta in modo deciso sull’attitudine in ogni suo aspetto (basti guardare la copertina, le foto promozionali o prendersi il tempo di leggere i testi), quella stessa attitudine che al giorno d’oggi forse fa anche un po’ sorridere ma che in fondo è stata necessaria per scrivere la storia del genere. Attenzione però, “Northern Chaos Gods” non è un “Pure Holocaust Part II”, è piuttosto un disco che prende molto spunto dalla tradizione, ma riesce al tempo stesso a suonare moderno, senza forzature né (troppe) autocitazioni.

Certo il trademark Immortal si avverte eccome, ma il disco è ragionato e sapientemente alterna un black metal violento e di stampo classico (pur limato negli angoli da una tecnica esecutiva di alto livello) ad aperture epiche solenni e di grande pathos, che la produzione del buon Peter Tägtgren (presente anche in veste di session al basso) ha contribuito a rendere ancora più d’impatto. La titletrack è forse una dei pezzi più interessanti prodotti dal gruppo, esattamente ciò che ti aspetteresti da una band di puro e semplice black metal che non vuole ricorrere a troppi orpelli. Un brano violento, veloce, tecnicamente ineccepibile e sorretto da una melodia guida d’impatto.La voce di Demonaz, potente e interpretativa, lo rende ancora più sinistro ed efficace, infilando anche un assolo fulmineo.

Le successive “Into Battle Ride” e “Gates to Blashyrkh” sono chiaramente un’ode ai compianti Bathory, presentano parentesi più lente, melodie epiche e un feeling orientato al metal classico. Brani dall’andamento ricorsivo eppure di grande presa. Si torna sui lidi dell’intransigenza con “Grim And Dark”, che tuttavia riserva un emozionante finale di arpeggi. La seconda parte dell’album funziona in modo molto simile, riversando sull’ascoltatore una tagliente cascata di riff ed ariosi passaggi epici in “Called To ice” e “Blacker Of Worlds”, risvegliando poi di nuovo lo spirito di Quorthon nell’ottima “Where Mountains Rise”.

L’album chiude con la suite “Mighty Ravendark”, altra dichiarazione d’intenti che si manifesta in una traccia granitica, forte di un refrain di grande pathos. “Northern Chaos Gods” è semplicemente un album confezionato nel migliore dei modi, scorrevole e con dei brani dal grande impatto emotivo. Forse non può fregiarsi del titolo di capolavoro, ma di certo il percorso intrapreso da Demonaz e Horgh sembra essere quello corretto. Bentornati, Immortal.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. Northern Chaos Gods 02. Into Battle Ride 03. Gates To Blashyrkh 04. Grim And Dark 05. Called To Ice 06. Where Mountains Rise 07. Blacker Of Worlds 08. Mighty Ravendark
Sito Web: https://www.immortalofficial.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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