Shaman – Recensione: Immortal

Andre Matos ha lasciato gli Shaman e si sta dedicando a una carriera solista che a giudicare dal suo avvio, l’ottimo “Time To Be Free”, si prospetta ricca di soddisfazioni e riscontri positivi da parte di pubblico e critica. E gli Shaman? La figura dell’ex cantante era tanto carismatica da fare la totale differenza? Sembra proprio di sì…

Ma andiamo per ordine. Al posto di Andre, il buon Ricardo Confessori recluta il pur bravo Thiago Bianchi (dai progsters Karma), dotato di un timbro più schietto e ruvido rispetto al suo predecessore, un frontman in gamba ma che, purtroppo, non riesce a raggiungere gli stessi picchi di emozionalità. E a parte questa prolissa ma doverosa precisazione, “Immortal” si rivela un album buono, questo sì, ma fondamentalmente non paragonabile alla discografia dei carioca.

Il nuovo platter è un “semplice” disco di power/progressive metal dagli abbondanti risvolti sinfonici suonato con tutta la maestria del provetto mestierante, prodotto in maniera ottimale e piacevole, ma distante da ciò che si potrebbe definire un capolavoro.

Ci sono alcune intuizioni lodevoli, come i risvolti folk nella parte centrale dell’album (“One Life” e “In The Dark”) oppure la suite finale “The Yellow Brick Road”, varia e con alcun incursioni nell’hard rock, ma nel complesso, pur presentando una serie di brani senza macchia, manca quella sensazione di grandiosità suggerita da un “Ritual” o da un “Reason”. Ne risulta un disco ben fatto, ma “come tanti” in ambito classico. E il dubbio che il meglio della produzione della band sia dipeso dal lavoro svolto da Andre, si insinua fortemente.

Voto recensore
6
Etichetta: Scarlet / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist: 01.Renovatti
02.Inside Chains
03.Tribal By Blood
04.Immortal
05.One Life
06.In The Dark
07.Strenght
08.Freedom
09.Never Yeld
10.The Yellow Brick Road

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