Krux – Recensione: III – He Who Sleeps Amongst The Stars

Essere un “super gruppo”, dovrebbe significare saper fare qualcosa in più. Non sempre questa affermazione corrisponde alla realtà, ma per fortuna esistono band come i Krux che pur non avendo pressoché nulla di originale o fuori dagli schemi che dir si voglia, sforna quello che al momento è il miglior disco doom metal dell’anno. Una volta pagato un doveroso tributo a Candlemass, Cathedral, Black Sabbath e manifestato tutto l’amore per l’acida psichedelia degli anni’70, il terzo capitolo degli svedesi Krux, “He Who Sleeps Amongst The Stars”, si rivela in tutta la sua magnificenza e nota dopo nota ci trascina in un viaggio tra ritmi caleidoscopici e vorticosi, attraverso composizioni che vantano un’estetica pressoché unica. D’altronde, a vedere i nomi coinvolti nel progetto non sarebbe lecito pretendere di meno e in effetti, cinque anni dopo lo splendido “II” le aspettative maturate non sono state disattese. I nomi coinvolti hanno prestato o prestano servizio presso compagini come gli stessi Candlemass, Opeth, Entombed, ci sono poi “zingari” come Mats Levèn che in un contesto simile sembra libero di esprimere la sua voce senza forzature né sottostare agli ordini altrui (chi sta pensando a quel paciarotto di Malmsteen?). La sezione ritmica creata dal basso di Leif Edling e dalla batteria di Peter Stjärnvind si erge severa ma versatile, accompagnata dai riff cangianti di Fredrik Åkesson e Jörgen Sandström. A questi aggiungiamo un tastierista come Carl Westholm (qualcuno se lo ricorderà negli Abstrakt Algebra), che tra synth e hammond regala al tutto un tocco di misteriosa malignità e la magica alchimia si compie. Ed è un piacere constatare che il progetto Krux non solo comprende nomi altisonanti, ma persone che si sforzano di creare un prodotto che sia veramente ottimo. Inutile poi estrapolare un episodio più rappresentativo di un altro, la band inanella sette tracce che fanno proprie orecchiabilità e quell’alone misterioso tipico della musica del destino. A cominciare dalla titletrack, che elegante e severa mette subito in luce la straordinaria continuità del combo, immediatamente ribadita da “The Hades Assembly”, intrigante ma sulfurea nel suo incedere monolitico. Una gemma come “Prince Azaar And The Invisible Pagoda”, varia e dai tocchi quasi mediorientali, può essere presa come manifesto di un disco ancorato alla tradizione del genere, ma che può vantare un songwriting e una squadra di esecutori nettamente sopra la media.

Voto recensore
8
Etichetta: GMR Music

Anno: 2011

Tracklist:

01. He Who Sleeps Amongst The Stars

02. The Hades Assembly

03. Emily Payne (And The Black Maze)

04. Small Deadly Curses

05. Prince Azaar And The Invisible Pagoda

06. The Death Farm

07. A Place Of Crows


Sito Web: www.kruxdoom.se

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