Iconic – Recensione: Second Skin

“Tutti i supergruppi sono uguali… ma alcuni sono più uguali di altri”, potremmo dire parafrasando George Orwell. Già, perché se ormai siamo abituati all’idea di formazioni spuntate dal nulla ed assemblate via inchiostro e via Internet, che riuniscono più o meno forzatamente una manciata di abilità e talenti, nel caso degli Iconic i nomi coinvolti sembrano davvero possedere una statura… iconica. In questo caso Frontiers è riuscita infatti nell’impresa di realizzare un progetto che vede al suo interno i chitarristi Michael Sweet (Stryper) e Joel Hoekstra (Whitesnake, Trans-Siberian Orchestra), Marco Mendoza al basso (Thin Lizzy, Black Star Riders, The Dead Daisies, Journey) e Tommy Aldridge alla batteria (Ozzy Osbourne, Ted Nugent, Black Oak Arkansas), fronteggiati dalla freschezza imponente dell’americano Nathan James – classe 1988 – che alcuni di voi avranno già ascoltato con Inglorious, Trans-Siberian Orchestra e Uli Jon Roth. Un progetto più organico di altri, più “ponderato” ed “entusiasta” nelle parole della casa discografica, se si considera anche che gli artisti che vi hanno preso parte hanno condiviso esperienze in passato o sono comunque legati da una conoscenza/stima reciproca che dovrebbe fornire un bell’impulso in termini di affiatamento ed esecuzione.

Scritto prevalentemente dalla coppia Sweet/Hoekstra, “Second Skin” esibisce uno stile che coniuga – con tutta l’esperienza dei suoi consumati artefici – un mix coinvolgente di moderna esplosività e cura di stampo classico. Se infatti la presentazione è piena e bombastica, pensata per stupire ed intrigare fin dai primi istanti (“Run As Fast As You Can”), l’estensione degli assoli, la varietà del drumming ed i tappeti di tastiere – a cura di Alessandro Del Vecchio – strizzano l’occhiolino a quell’hard rock di stampo più classico (“This Way”) che ci aspetteremmo da Whitesnake, Dokken, Rainbow ed altri ancora. Nel modo in cui i suoni Hammond si fondono con ritmiche di carattere prettamente heavy-metal, senza peraltro mai prendersi troppo sul serio (“Ready For Your Love”), c’è tutto il senso di un disco fatto per divertirsi e divertire, nel quale – pur senza nulla togliere all’interpretazione convinta di James, che brilla davvero in diversi episodi (“Let You Go”) – è la parte strumentale a farla da padrone. Se infatti le linee melodiche non riescono purtroppo a liberarsi completamente da quella stanchezza/ripetitività dalla quale alcune produzioni Frontiers sembrano affette, sono la delicatezza degli intermezzi (“Second Skin”), la cura degli incastri ed un potente senso di inerzia e momentum ad elevare questo debutto di qualche punto sopra la media delle superband. E l’ascolto dell’edizione stampata su vinile sembra promettere una esperienza ancora più suggestiva e tattile, specialmente in occasione degli episodi di maggiore e più compassata eleganza (“All I Need”, “Worlds Apart”).

Nonostante “Second Skin” riempia in totale poco più dei canonici tre quarti d’ora, l’impressione che si ricava al termine del suo ascolto è quella di avere assistito ad uno spettacolo più denso di quanto la sua durata potrebbe far pensare. La frequenza e l’imprevedibilità con le quali i suoi piccoli tocchi sono dispensati (come le piccole svisate di Mendoza, ad esempio), l’aggressività con la quale alcune introduzioni ci accolgono in un territorio famigliare e meravigliosamente metal (“Nowhere To Run”, “It Ain’t Over”) ed il senso di poter suonare di tutto senza mai compromettere la qualità della performance (“All About”) sono solo alcuni degli indicatori della qualità necessaria che questa nuova formazione è in grado di esprimere. Così come nel caso dei Black Swan, l’impressione iniziale di una chimica straordinaria è confermata dal modo in cui “Second Skin” comunica la passione l’energia ed il divertimento, l’intesa il nervo e l’assoluto controllo su ognuna delle sue parti. Per quanto dal punto di vista del puro songwriting l’album potrebbe fare qualcosa di più, la coesione ricercata da Serafino Perugino di Frontiers ed esibita da questi cinque fuoriclasse è un pilastro fondamentale per dare agli Iconic la continuità che meritano, facendo di questo lavoro una prima ed entusiasmante tappa di un percorso certamente promettente.

P.S. Messaggio per Frontiers: visto che con Mendoza siamo entrati in territorio Black Star Riders, perché non fare un pensierino anche a Ricky Warwick per qualche nuovo progetto? Così, giusto per buttarla lì.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Run (As Fast As You Can) 02. Ready For Your Love 03. Second Skin 04. All I Need 05. Nowhere To Run 06. Worlds Apart 07. All About 08. This Way 09. Let You Go 10. It Ain't Over 11. Enough Of Your Love
Sito Web: facebook.com/IconicRnR

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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