Ice Nine Kills – Recensione: The Silver Scream 2: Welcome To Horrorwood

“Do you like Ice Nine Kills?”, chiede all’ascoltatore Spencer Charnas, andando a parodizzare/rendere omaggio alla scena più famosa del film “American Psycho” (HEY PAUL!) nella traccia “Hip To Be Scared”. Domanda ovviamente retorica e parte dello skit, ma la mia risposta non può che essere un gigantesco si. Adoro tutti gli artisti che sanno prendere di petto un concetto, per quanto fuori dalle righe esso possa sembrare, e ci mettono anima e cuore per farlo funzionare. Gli INK sono, forse, l’esempio più lampante di questo discorso. Per chi non fosse familiare con la proposta artistica della band, il quintetto di Boston ha trovato la fama rilasciando canzoni che si ispirano (più o meno platealmente) ad’opere appartenenti ad altri media. Il loro primo tentativo nel realizzare quest’idea, “Every Trick In The Book” del 2015 (disco che personalmente trovo molto sottovalutato), vide la band dedicare ogni pezzo presente nel progetto ad un libro diverso (Da “Animal Farm” di G. Orwell a “Carrie” di S. King). Il disco ebbe un discreto successo, anche con la critica, ma la follia della proposta si concretizzò a pieno in “The Silver Scream”, uscito nel 2018, che ha lanciato la band tra i nomi più importanti di tutta la scena core mondiale. Il tema, in questo caso, erano le pellicole horror che tanto affascinano i membri della band stessa, con pezzi ispirati a Venerdì 13, IT, Halloween, Saw, insomma ci siamo intesi. La palese passione per l’argomento trattato, l’immenso lavoro di scrittura e produzione (tutt’ora intoccabile) e l’originalità dell’album hanno reso “The Silver Scream”, a tutti gli effetti, un cult-classic. E cosa sarebbe un cult-classic, senza un sequel che prova ad espanderne le tematiche? Entra in gioco “The Silver Scream 2: Welcome To Horrorwood”.

Rilasciato per Fearless Records il 15 ottobre 2021, “The Silver Scream 2” è ad oggi il progetto più ambizioso di Charnas e company e, per non lasciare l’audience sulle spine,trovo sia un ulteriore miglioramento rispetto all’opera che lo precede. È davvero affascinante quanto la band riesca a migliorarsi di uscita in uscita, anche quando l’impresa è davvero ardua come in questo caso. Del primo “Silver Scream” ho consumato il disco, convinto che la band avesse sfornato un lavoro impossibile da migliorare. Mi sbagliavo. Mi sbagliavo eccome. “Welcome To Horrorwood” si apre con una breve introduzione che rompe il quarto muro, informandoci che le 13 tracce presenti nel disco sono in realtà state utilizzate come prove dall’unità di polizia di Los Angeles per incastrare Spencer stesso, sospettato dell’omicidio della sua fidanzata. Tutta finzione, ovviamente, ma quest’intro mi ha fatto capire due cose ben specifiche: il disco sarà veramente una bomba, e abbiamo perso Spencer nel mare dell’egocentrismo. Il frontman degli INK, infatti, è l’ultimo superstite della formazione che ha reso grande la band, formazione che ha subito una muta completa nel giro di pochi anni dopo l’uscita del primo “Silver Scream” portando Spencer a dover tirare avanti un progetto già instradato su una rotta ben precisa con musicisti che con il primo lavoro non avevano avuto nulla a che fare. Il suono così riconoscibile e ben rodato, già in piena mostra nella title-track e prima canzone effettiva del disco “Welcome To Horrorwood”, mi lascia dunque davvero sorpreso. Già da questo pezzo è chiaro che la band non ha perso nulla nel cambio di componenti, ma anzi ha guadagnato un roster di musicisti davvero di altissimo livello, in grado prendere le redini di ciò che già era funzionale, aggiungendo del loro senza snaturarne minimamente l’essenza. Il guitar work di Dan Sugarman, che aveva il durissimo compito di sostituire la macchina da riff che era il vecchio chitarrista JD, è particolarmente brillante, tra riffoni classici del genere ad assoli sempre azzeccati conditi dalla sua riconoscibile vena jazz/progressive. Ammetto che la dipartita di JD mi aveva creato dubbi sul futuro della band stessa, ma il lavoro di Dan è ottimo al punto da non far rimpiangere minimamente la scelta dell’ormai produttore a tempo pieno di lasciare la formazione. La sezione orchestrale, altro caposaldo del sound della band, è meno presente ma più ragionata in questo lavoro, rendendosi partecipe solo dove veramente necessario, mossa che trovo parecchio azzeccata in quanto lascia il suono aperto a numerose influenze esterne al mondo del metalcore. Apprezzabile (e veramente apprezzata) l’ispirazione palese al mondo del punk (nonché richiamo alle origini ska-core del gruppo, allora chiamato semplicemente “Ice Nine”). Che sia hardcore melodico veloce scuola NOFX o qualche stacco ska, la successiva “A Rash Decision” ne porta le vesti con fierezza (il ritornello viaggia a BPM altissimi). Il disco è parecchio veloce ed abrasivo come esecuzione, grazie anche al lavoro dietro alle pelli di Patrick Galante, batterista che ha dato alla band una notevole spinta in più tra blast beats, beat puramente hardcore e fill fulminanti, accompagnato al basso da Joe Occhiuti. “Assault & Batteries” mostra il lato più teatrale dei cinque, che non hanno paura di non prendersi sul serio e lo dimostrano in questo pezzo che trae ispirazione dal franchise della bambola assassina Chucky. “The Shower Scene” (chiaro riferimento a Psycho ed a QUELLA scena in particolare) è uno dei pochi pezzi, insieme alla closer davvero fantastica “Farewell II Flesh” (basata su Candyman), “F.L.Y.” (letteralmente, La Mosca) e “Rainy Day” (che si ispira al mio franchise horror preferito, Resident Evil), che provano a rallentare un filo, dando più spazio a Spencer stesso per vantare le sue doti canore veramente eccellenti. Così come la proposta artistica della band, anche la sua voce sembra migliorare di album in album, con un reparto pulito ormai inconfondibilmente suo come range e scelta delle melodie, sempre (davvero, sempre) azzeccate, che siano su una strofa o su un ritornello, ed una selezione di screams e growls da far impallidire buona parte della scena deathcore (aiutato dagli screams maniacali di Ricky Armellino, seconda chitarra della band). Impossibile nominare gli screams dei cantanti senza tirare in ballo Take Your Pick, pezzo che vanta come featuring Corpsegrinder (si, QUEL Corpsegrinder), un mix di hardcore e deathcore di una brutalità ed una cattiveria disarmante. “The Box”, “Funeral Derangements” e la sopracitata “Hip To Be Scared” vedono la band solidificare il loro sound più classico, con richiami sonori ad “Every Trick In The Book” ed addirittura i dischi che lo precedono, mentre “Würst Vacation” e “Ex-Mørtis” (da fan di Evil Dead, uno dei punti più alti di tutto il lavoro) si lasciano andare ad un sound più teatrale ed ispirato, con chiari riferimenti alle pellicole da cui prendono spunto.

Gli Ice Nine Kills, ormai, fanno quello che vogliono. E lo fanno davvero bene. Gli appassionati di cinema sanno quanto è difficile per il sequel di un opera particolarmente apprezzata, soddisfare l’hype o addirittura superare il predecessore, missione che pero gli INK hanno portato a termine dimostrandosi ancora una volta una delle poche band che vale veramente tenere d’occhio nella scena metalcore. 48 minuti di sano metalcore teatrale a stampo horror con stacchi jazz, pause repentine, sample di film, una miriade di easter eggs e chi più ne ha, più ne metta. “The Silver Scream 2: Welcome To Horrorwood” è un must-listen per gli amanti del genere, gli amanti dell’horror, gli amanti della musica che viaggia fuori dagli schemi, e sicuramente si è guadagnato un posto nei miei dischi preferiti di quest’anno. Benvenuti a Horrorwood. Godetevi il soggiorno.

Etichetta: Fearless Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Opening Night… 02. Welcome To Horrorwood 03. A Rash Decision 04. Assault & Batteries 05. The Shower Scene 06. Funeral Derangements 07. Rainy Day 08. Hip To Be Scared (feat. Jacoby Shaddix of Papa Roach) 09. Take Your Pick (feat. George “Corpsegrinder” Fisher of Cannibal Corpse) 10. The Box (feat. Brandon Saller of Atreyu & Ryan Kirby of Fit For A King) 11. F.L.Y. (feat. Buddy Nielsen of Senses Fail) 12. Würst Vacation 13. Ex-Mørtis 14. Farewell II Flesh
Sito Web: https://iceninekills.com/

Matteo Pastori

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Nerd ventiduenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco.

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