Ibaraki – Recensione: Rashomon

Matt Heafy è sinonimo di garanzia. Forse lo dico perché sono di parte e apprezzo molto i Trivium, ma di solito tutto ciò che esce dalla mente di questo talentuoso frontman è sempre di altissimo livello.

I Trivium sono stati molto prolifici negli ultimi anni con l’uscita di ben due dischi: “What The Dead Men Say” e “In The Court Of The Dragon” sono stati pubblicati a distanza di un anno e mezzo l’uno dall’altro. Nonostante ciò, forse complice anche lo stop forzato dei live e il periodo di pandemia, Matt Heafy ha trovato anche il tempo di collaborare con Jared Dines e Daniel Tompkins e di produrre un album da solista. Ma quest’uomo si riposa ogni tanto?

Scherzi a parte. Oltre ad essere il nome di una prefettura giapponese, Ibaraki-Doji è anche un demone della tradizione giapponese ed è presente nei racconti del periodo Heian, mentre Rashomon era il cancello costruito all’estremità meridionale del monumentale Suzaku Avenue nelle antiche città giapponesi di Nara e Kyoto. Quindi, com’è intuibile, questo album è un’esplorazione delle origini giapponesi di Matt Heafy, che ci porta alla scoperta della storia e della cultura di una delle civiltà più affascinanti del mondo. Il progetto Ibaraki è rimasto in cantiere per quasi un decennio: originariamente si chiamava Mrityu e avrebbe dovuto essere una band black metal nello stile di Darkthrone ed Emperor. Successivamente, cambia il concept e Matt Heafy stringe un’amicizia con Ihsahn che, non solo deciderà di collaborare con lui, ma anche di diventare il suo mentore e di aiutarlo nella produzione di questo disco, in cui si può appunto sentire fortemente la sua influenza.

Così nasce “Rashomon”: un disco pregno di riferimenti metaforici e folkloristici, accompagnati da un sound molto più cupo, oscuro, malinconico ed a tratti più opprimente e lacerato di quello a cui eravamo abituati con i Trivium. I brani sono quasi tutti molto lunghi, ma non rendono pesante l’ascolto. Quello che stupisce, però, è la varietà della proposta musicale: non c’è solo black metal, ma anche sezioni prog e strumentali, forse ispirate a band come gli Opeth, come ad esempio in “Ibaraki-Doji”, “Komorebi” e “Jigoku-Dayu”. In ogni caso, ricordiamoci che non è tutta opera di Matt Heafy. Ad accompagnarlo ci sono i membri dei Trivium: Alex Bent alla batteria, Paolo Gregoletto al basso, solo in “Kagutsuchi”, e Corey Beaulieau alla chitarra, ma fanno la loro comparsa anche altri artisti di spicco: il sopracitato Ihsan in “Susanoo No Mikoto” (l’unica cantata in giapponese), Nergal dei Behemoth in “Akumu” (forse la traccia più oscura del lotto) ed inaspettatamente Gerard Way in “Ronin”, che a mio parere è anche il brano migliore del disco. La conclusione è affidata alla particolare “Kaizoku”, in cui lo stile cambia drasticamente: le chitarre distorte e lo scream sofferente lasciano il posto a trombe e fisarmoniche in un’atmosfera quasi circense.

Se masticate quotidianamente band come Behemoth, Emperor e Darkthrone, sicuramente l’ascolto di “Rashomon” farà per voi. Al contrario, se vi aspettate un album puramente black, allora ne rimarrete delusi. Sicuramente bisogna ammettere che le melodie e il cantato sono abbastanza diversi dalla proposta classica dei Trivium, forse proprio per l’influenza di Ihsan di cui abbiamo parlato, ma probabilmente anche a causa di tutti i cambiamenti che questo progetto ha subito nel corso degli anni. In ogni caso, non si può negare che Matt Heafy sia un musicista estremamente versatile, sempre disposto a superare i limiti della propria creatività. Al posto dei classici paesaggi nordici e freddi troverete il caldo asfissiante del Giappone, i suoi demoni e la sua storia impregnata di mistero ed occultismo, in un disco che forse avrebbe potuto mettere ulteriormente in risalto il mondo nipponico, ma che è comunque eseguito magistralmente e regala molti spunti interessanti.

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Hakanaki Hitsuzen 02. Kagutsuchi 03. Ibaraki-Dōji 04. Jigoku Dayu 05. Tamashii No Houkai 06. Akumu 07. Komorebi 08. Rōnin 09. Susanoo No Mikoto 10. Kaizoku
Sito Web: https://www.ibarakiband.com/

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