Caliban – Recensione: I Am Nemesis

Mastodontici Caliban, non c’è altro aggettivo per descrivere il nuovo full length del combo teutonico. Pura violenza sonora, un’aggressione di classe farcita di chorus dal sapore romantico e sognante, ma sempre intricata e tagliente.

Al pari di una perfetta macchina bellica, la sezione ritmica nelle retrovie scandisce il tempo: incalzante, martellante, come nell’opener “We are the many”, mentre nel reparto avanzato si imbastisce la trama di un assalto sonoro senza paragoni, incisivo ed arrembante, un’orda di guerrieri assetati di vittoria. Un colpo ben assestato dai nostri con maestria e consapevolezza dei propri mezzi, da ricercare soprattutto in un’esperienza più che decennale, che si traduce in 12 brani di pregevole fattura, accattivanti e preziosamente ricamati come un racconto di altri tempi.

Da rimarcare il pesante tributo pagato a mostri sacri del genere, leggasi nel dettaglio gli svedesi Meshuggah ed i conterranei Haven Shall Burn (l’accostamento con questi ultimi è particolarmente evidente in “Memorial”) soprattutto nell’armonia numerica dei colpi di cassa, cui fa eco il riffing serrato delle chitarre; evidente in “This Oath” l’accostamento con i Bring me the Horizon e “ Blessed with a Curse”, ma tali somiglianze ben si confanno al trademark dei Caliban, da sempre fedeli ad un genere, il metalcore, al quale hanno aderito sin dalle sue fasi embrionali.

Dal punto di vista concettuale, l’album si presenta come un continuum del precedente “Say hello to tragedy”, trattando tematiche attuali quali l’influenza esercitata dai media sulle masse (“Broadcast to Damnation”), la mancanza di rispetto verso le persone perpetrata tramite internet (“Modern Warfare”), il fascismo (“Dein R3.ich”) solo per citarne alcune, difficile soffermarsi su ogni singolo brano, dal momento che scorrendo la tracklist non si trovano filler, ogni traccia lascia il segno, non ci sono cali di tensione. “I am nemesis” è stato impreziosito inoltre da collaborazioni eccellenti come Marcel Neumann dei We Butter The Bread With Butter, Mitch Lucker dei Suicide Silence, Marcus Bischoff degli Heaven Shall Burn.

Appartenere di diritto (acquisito per meriti) ad un determinato genere musicale comporta anche l’essere in un certo senso ripetitivi, ovvero inquadrati in base a precisi meccanismi propri di quello stile, ma la differenza sta nel sapersi proporre ed emergere con freschezza, compito che ai Calibian riesce benissimo.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / EMI

Anno: 2012

Tracklist:

01. We Are The Many (feat. Marcus Bischoff (Heaven Shall Burn) and Mitch Lucker (Suicide Silence))
02. The Bogeyman
03. Memorial
04. No Tomorrow
05. Edge Of Black
06. Davy Jones
07. Deadly Dream
08. Open Letter
09. Dein R3.ich
10. Broadcast To Damnation
11. This Oath
12. Modern Warfare


Sito Web: http://calibanmetal.com/

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