Barbara Francone – Recensione: I 100 Migliori Dischi Death Metal

“I cento migliori dischi death metal”: il titolo stesso della pubblicazione esaurisce ogni possibile spiegazione sul contenuto. Quello che potrete trovare nel libro in questione è infatti una raccolta di cento recensioni, precedute da una brevissima introduzione alle più peculiari caratteristiche del genere e strutturate spesso in modo da apparire anche come mini-biografie delle band presentate nel disco trattato (in pochi hanno l’onore di potere piazzare due opere in lista).

Ne risulta una sorta di “Bignami” del death metal, che trattandosi di uno dei generi più longevi e suonati della storia della nostra amata musica finisce inevitabilmente per appoggiarsi a scelte di inclusione/esclusione che aprirebbero il campo a discussioni infinite.

Da parte nostra a stridere sono più che altro le presenza di una band come Crisis, che ci pare davvero aver poco a che fare con il death metal, nonché l’inclusione di dischi di Katatonia e Darkthrone, che, se pur autori di buoni album nel contesto trattato, hanno dato il meglio altrove e sono stati tranquillamente superati in campo death da parecchi loro colleghi.

Poco trattato ci pare invece essere stato il brutal death, di cui vengono si inclusi i primi vagiti, ma che viene tralasciato quasi totalmente quando si tratta di scendere nel dettaglio più profondo, da cui almeno una band seminale come i Disgorge ci pareva opportuno estrapolare.

Non di meno molti dei dischi inclusi hanno sicuramente contribuito in modo magistrale alla gloria del death metal e, per chi vuole utilizzare il libro come punto di partenza per approfondire, andando oltre i soliti nomi, si tratta in gran parte di scelte condivisibili.

Anche perché spesso si è optato per album storici che non sempre ai giorni nostri ricevono la giusta considerazione e, soprattutto per i fan più giovani, molti dei dischi (e delle band) in lista saranno un recupero ricco di soddisfazioni.

Ci pare davvero un po’ troppo sbrigativa invece l’introduzione (due paginette): possiamo solo supporre che si è voluto accentrare il senso dell’opera sui dischi, da utilizzare come centro di un discorso generale solo accennato e per stimolare ulteriori ricerche successive alla lettura.

Etichetta: Tsunami Edizioni

Anno: 2012


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Pozzu Barone Omungus

    La recensione del libro non invoglia troppo all’acquisto. Gli appunti fatti, mostrano molte mancanze nella pubblicazione. L’idea di partenza sembra comunque interessante, a parte che: alcune pubblicazioni fatte da metallus sarebbero già sufficienti ad orienatarsi nel mondo del death, che il brutal è imprescindibile specie per gli anni 2000, che i Crisis ecc… e torniamo al discorso del buon signor Manazza

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  2. Riccardo Manazza

    Più che mancanze nella pubblicazione, direi che si tratta di un format che forse non è il più adatto ad un genere come il death metal. Quello delle cento recensioni slegate tra loro a mio parere funziona bene se lo identifichi in un contesto generale che è sempre lo stesso… ad esempio “I 100 migliori dishci prog inglesi degli anni 70”. Allora non hai bisogno di tante divagazioni, il contesto è molto ben definito a livello spazio/temporale. Ma una cosa come il death metal che ha avuto talmente tante fasi da essere quasi inestricabile, sarebbe meglio spiegato a fasi storiche e geografiche con l’estrapolazione di album significativi per ogni momento. Poi per carità, anche così come è stato pensato resta utile per farsi una buona lettura o anche solo un’idea di base, ma sicuramente non riesce ad essere del tutto esaustivo. Ma non credo nemmeno lo volesse essere…

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