– Recensione: I 100 migliori dischi AOR

Leggere libri antologici come questo, che raccolgono il meglio di un determinato genere musicale, è prima di tutto un esercizio di umiltà. È inutile, ci sarà sempre qualcosa che ci era sfuggito, qualche nome sepolto nei recessi più oscuri del passato della cui attività si viene a conoscenza e che diventa, prima di tutto, uno stimolo per accrescere la propria conoscenza. Lo stesso succede per la nuova uscita di casa Tsunami, che già da tempo dedica un piccolo spazio alle raccolte dei migliori dischi che caratterizzano un genere. I due autori in questo caso si sono focalizzati sull’AOR, un genere che ha vissuto l’apice del suo splendore lungo tutti gli anni ’80, e lo dimostra il fatto che, fra tutti i dischi menzionati, ce n’è solo uno, quello dei Work Of Art, che è stato pubblicato nel nuovo millennio, e appena una manciata negli anni immediatamente successivi il 1990. Questo per contestualizzare il periodo di cui parliamo, quello dove le melodie zuccherose e le voci delicate erano spesso sufficienti per far vincere ai propri lavori almeno un paio di dischi d’oro, e dove le classifiche internazionali erano popolate fino all’inverosimile di rock melodico.

Come spesso accade in queste situazioni, i contenuti del libro si dipanano tra successi planetari e perfetti sconosciuti, regalando anche alcune sorprese probabilmente poco note ai più. Ad esempio, sapevate che anche Adrian Smith degli Iron Maiden fu coinvolto in un progetto AOR, gli A.S.A.P.? in altri casi, la scelta dei due autori è stata quella di prendere in considerazione, per rappresentare una band, un album magari meno noto ma decisamente più orientato verso l’AOR, come accade per esempio con “Fame And Fortune” dei Bad Company, nato nel periodo in cui lo storico cantante Paul Rodgers non faceva parte della band. Non mancano poi, ed è quasi inutile dirlo, i nomi enormemente altisonanti, primi fra tutti Journey, Foreigner, Toto e Survivor, il poker d’assi tipicamente più rappresentativo di che cosa sia, o forse sia stato l’AOR nei suoi anni di massimo splendore. C’è poi una nutrita schiera di album di “seconda fascia”, a loro volta successi planetari, come “Hysteria” dei Def Leppard, il primo album di Bon Jovi, “Reckless” di Bryan Adams e “Out Of This World” degli Europe. Quello che è però più interessante è il lavoro di minuziosa ricerca da parte dei due autori di album sepolti nel dimenticatoio ma pure di livello ottimo, magari unica testimonianza discografica di un progetto poi destinato a scomparire.

È proprio questo il valore aggiunto della raccolta, l’essere riusciti a dare voce a band come Airplay, Aviator, Bystander, Preview, Stone Fury e così via. Scorrendo qua e là tra le recensioni del libro, si noterà anche il ricorrere di una serie di grossi nomi che in un modo o nell’altro hanno preso parte a questi dischi, a cominciare da quelli dei produttori, come Beau Hill o il compianto George Marino. Insomma, ce n’è veramente per tutti i gusti. La piena realizzazione degli obiettivi del libro si ha non nel fare a gara a chi conosce più titoli ma quando, finita la lettura, si andrà a caccia dei dischi che, non conosciuti, ci avranno incuriosito di più.

Voto recensore
8
Etichetta: Tsunami Edizioni

Anno: 2013


Sito Web: http://www.tsunamiedizioni.com/

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Capitan Andy

    …un po’ in ritardo mi sono accaparrato questa pressapochista edizione dei 100 migliori dischi AOR…
    intanto per chiarirci con gli scrittori e’ controindicato fortemente ridurre un genere cosi’ nella recensione di soli 100 album… dovrebbero essere presi in considerazione almeno 1000 dischi!!! l’impressione che si ha leggendo il libro e’ che gli autori dovessero chiudere in fretta e furia il libro con poco approfondimento globale tralasciando migliaia di bands FONDAMENTALI per l…AOR!!! ….dove sono ad esempio gli STYX ,HOUSE OF LORDS,DANGER DANGER E FIREHOUSE….o le bands fondamentali della scandinavia che fu come SHA-BOOM o TREAT???…e le nuove leve? tipo W.E.T…ECLIPSE O LAST AUTUMN’S DREAM???. insomma troppa superficialita’ qua e la’ che non paga sicuramente!…ma…. a mio parere o metti il 99% degli addetti ai lavori o non fai il libro!!!! …c’e’ poi una cosa che mi ha fatto veramente incazzare….mettere alcuni album invece di altri che rispecchiavano di piu’ il genere suonato tipo posizionare il secondo dei prophet a scapito del ben piu’ AOR d’esordio con mike fasano alla voce insieme al batterista cantante ted poley che approdera’ poi in una fulgida carriera a capo dei danger danger!!!

    Reply
  2. Anna Minguzzi

    Ma ma ma ma…gli House Of Lords ci sono! 🙁
    Scherzi a parte, capisco il tuo punto di vista; secondo me il “problema” in questo tipo di pubblicazioni è proprio che, per quanto ci si sforzi di essere il più esauriente possibile, il fatto di comprendere solo 100 titoli non potrà mai mettere d’accordo tutti. Soprattutto quando si parla di un genere come l’AOR che, a mio modestissimo parere, si accavalla in molti casi con altri generi, per cui non è neanche facilissimo etichettare un album sotto un genere o sotto un altro. Danger Danger e Firehouse ad esempio potrebbero essere compresi anche nel glam, così come “Hysteria”. Io la vedo soprattutto come un’opportunità per conoscere band sepolte nel dimenticatoio, e probabilmente è anche per questo, immagino, che gli autori hanno scelto di concentrarsi sulle uscite degli anni ’80 (p.s. i Last Autumn’s Dream sono strepitosi! :-)).

    Reply
  3. Capitan Andy

    ….ci sono si gli house of lords ma in formato troppo ridotto considerando la quantita’ di ottimi dischi pubblicati!!! dovevano approfondire bene almeno i primi tre!!! mancano comunque lavori seminali del genere AOR tipo,per esempio, i jefferson starship di mickey thomas!!! vabbe’ comunque ci sara’ sempre un margine di miglioramento magari con un secondo capitolo!!!… i L.A.D sono una vera bomba…10 album in dieci anni e tutti brillanti di luce propria con migliaia di melodie veramente strepitose…sono i miei preferiti in questi anni!!! 🙂

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login