Hypocrisy – Recensione: Worship

Otto anni? Ma siamo pazzi? Sembra ieri quando stavo ascoltando “End Of Disclosure”, eppure, per avere un suo seguito, bisogna arrivare al 26 novembre 2021.

Peter si è divertito parecchio tra Pain e Lindemann in questo lunghissimo tempo, abbandonando nel frattempo i fan del suo death metal di origini aliene. Ma, se otto anni di pausa portano ad avere questo risultato, allora permettetemi di cominciare la recensione con un: parliamone.

Iniziamo con la voce di Tägtgren: più rauca, più profonda, segnata dal tempo, ma che gli dona quella vena graffiante di uomo vissuto, rendendo “Worship” unico nella discografia della band svedese. A livello di suoni, penso che non ci sia nemmeno da discutere: è tutto perfetto, come deve essere. Chitarre belle pesanti e ruvide negli assoli, e batteria che (diciamocelo serenamente in faccia) non suona come la solita batteria alla Nuclear Blast, con una bella vibrazione sui piatti e un tono spinto sui rullanti. Aggiungiamo un lavoro certosino anche per quel che riguarda le frequenze del basso, ed ecco che abbiamo il tappeto sonoro eccezionale per quelli che saranno i nostri prossimi 50 minuti di death metal.

Le prime quatro tracce sono da sberloni sulla nuca come nei migliori film di Bud Spencer & Terence Hill, dalla tremenda apertura di “Worship”, fino ad arrivare al singolo “Dead World”. Classica brutalità svedese mista a ritmi groove per farti spettinare.
Prima di incontrare effettivamente delle linee melodic death metal bisogna arrivare a “We’re The Walking Dead”, in cui possiamo finalmente riprenderci e lasciarci trasportare dalla ritmica cadenzata e molto catchy, senza sconfinare nel classico singolo da radio hit commerciale.

La successiva, invece, è un bel mix degli elementi precedenti, ma con una spinta di doppio pedale che ci fa correre per tutta “Brotherhood Of The Serpent”, facendo sì che non ci si possa annoiare. Inizia a piacermi questa montagna russa di suoni; fin qui “Worship” non è assolutamente banale, ma ben organizzato per tenerti sempre sull’attenti.

La successiva è l’ultimo singolo, con video dedicato su YouTube, “Children of the Gray”, un classico pezzo alla Hypocrisy che ha funzionato benissimo per aumentare l’hype prima dell’uscita ufficiale e che si inserisce alla perfezione in questa sezione dell’album più ritmato, con dei palm mute scanditi violentemente da Peter.

Si torna sul treno alta velocità con “Another Day”, grazie a ritmiche thrash/death e ritornelli a chitarra aperta e dinamica. Segue di pari passo “They Will Arrive”, che accoglie questa costruzione davvero instancabile e vivace di doppio pedale e sonorità groove.

Il disco si conclude con un duo di canzoni agli antipodi: “Bug In The Net” torna a farci respirare, la finale “Gods of The Underground”, invece, spinge sull’acceleratore come niente fosse. Un epilogo death metal coi fiocchi, che ci da solamente voglia di tornare all’inizio e ascoltarlo ancora infinite volte.

Che ve lo dico a fare? Il death metal senza Peter non sarebbe lo stesso, in questi anni si è sentita davvero la sua mancanza, ma per fortuna è tornato in una forma smagliante con un album stratosferico.

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Worship 02. Chemical Whore 03. Greedy Bastards 04. Dead World 05. We're The Walking Dead 06. Brotherhood Of The Serpent 07. Children Of The Gray 08. Another Day 09. They Will Arrive 10. Bug In The Net 11. Gods Of The Underground
Sito Web: https://www.facebook.com/hypocrisy

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