Hyperion – Recensione: Into The Maelstrom

Electrocution, Ice Flame, Roynoir, Saints’ Trade e Tarchon First sono solo alcuni dei nomi che mi vengono in mente quando penso alla scena rock di Bologna: gruppi con pubblici eterogenei e prospettive differenti, certamente, che in alcuni casi nulla hanno – o hanno avuto – in comune se non una passione autentica per un certo modo più o meno raffinato, ma sempre fisico diretto e sanguigno, di servire musica. Gli Hyperion vengono anch’essi dal capoluogo emiliano, dove si sono formati nel 2015 per poi debuttare discograficamente un paio di anni più tardi con Dangerous Days”. Come molte opere seconde Into The Maelstrom”, pubblicato dalla spagnola Fighter Records, costituisce dunque un’occasione per confermare quanto di buono fatto fino ad ora, aggiungendo un nuovo tassello artistico al percorso della band guidata dal chitarrista Davide Cotti.

Per salvaguardare innanzitutto la continuità stilistica con i numi tutelari Iron Maiden, Judas Priest e Megadeth, gli Hyperion si allineano alla filosofia di quelli che non vanno tanto per il sottile: il loro infatti è un heavy/thrash moderno e brillante, che fa subito presa grazie ad un evidente senso di compattezza e coesione. La circostanza che queste qualità siano messe al servizio di un album che sa anche divertire eleva nel giro di un paio di tracce Into The Maelstrom” sopra la media: Driller Killer” è la hit che stuzzica con la sua sfiziosa linea di basso da lambada e poi sorprende con il suo passaggio strumentale, From The Abyss” è l’intermezzo potente ed evocativo che non ti aspetti e Bridge Of Death” chiude inaspettatamente le danze all’insegna dello speed, sorprendendo ancora una volta. Saldamente collocati tra l’ironia degli Helloween, l’ortodossia dell’heavy britannico, la tecnica contemporaneità dei Rage e digressioni melodiche che nei cori mi hanno fatto pensare con nostalgia agli Europe (Ninja Will Strike), Cotti e compagni sanno come fare scorrere le note: riff cori ed assoli – supportati da suoni all’altezza – trovano una successione frequentemente efficace e convincente. Ancora più apprezzabile è la serena constatazione che non tutte le ciambelle riescono col buco: il fatto che tanto The Maze Of Polybius” quanto The Ride Of Heroes” volino (troppo) alte e tendano ad incartarsi, Bad Karma” annacqui la sua felice intuizione iniziale alla Simon & Garfunkel e Fall After Fall” risolva pochino oltre al suo bel chorus sono in realtà punti a favore di una band mai davvero insicura, anche quando alle prese con una narrazione più sfidante e complicata. Per nulla preoccupati, gli Hyperion sembrano invece ben felici di dimostrare con uguale orgoglio sia le capacità acquisite che il fermento del work in progress in un ideale calderone di idee, direzioni e possibilità dal quale potranno essere estratte cose ancora più interessanti in futuro.

Con Into The Maelstrom” i cinque bolognesi esprimono anzitutto una mentalità vincente, che li fa percepire come una band concentrata sulla propria evoluzione e non ossessivamente interessata al consenso: grazie a questa attitudine, che traspare non solo dai nove brani in scaletta ma anche dal modo in cui essi si susseguono, il progetto assume la forma di un’avventura dall’identità chiara e disposta ad accogliere nel suo percorso stimoli e sfide differenti. La continua ricerca e la buona personalità permettono all’album di agguantare quel raro bilanciamento che fa suonare un disco curato ma accessibile, ben costruito – anche grazie alla produzione attenta di Roberto Priori – ma verace, parte di qualcosa di più grande ed importante che verrà, come l’anno cantato nel 1979 da Lucio Dalla. Lontana dall’essere un’opera riuscita in ogni sua parte, questa seconda prova possiede tuttavia la solidità della pietra angolare, il sorridente pragmatismo degli emiliano-romagnoli ed una manciata di belle canzoni, un mix decisamente interessante che invita ad ascoltarli oggi ed immaginare chi diventeranno domani.

Etichetta: Fighter Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Into the Maelstrom 02. Ninja Will Strike 03. Driller Killer 04. The Maze of Polybius 05. From the Abyss 06. Bad Karma 07. Fall After Fall 08. The Ride of Heroes 09. Bridge of Death
Sito Web: facebook.com/hyperionbandheavy

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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