Hydra – Recensione: Point Break

Estivo, rinfrescante, orgogliosamente agostano: che si faccia riferimento al nome della band o alla copertina dagli scanzonati toni nautici, “Point Break” appare di primo acchito come il disco perfetto da ascoltare mentre si tentano le più ostinate forme di resistenza passiva, se poveri, contro la canicola tipica di questi giorni. Creatura del compositore e chitarrista/tastierista svedese Henrik Hedström, gli Hydra debuttano quindi con un disco dalle fresche e frizzanti premesse, che si avvale oltretutto del contributo di un musicista navigato – e sempre più attivo presso la maison du Frontiers – come Daniel Flores (First Signal, Find Me, The Murder Of My Sweet). Complice la lunga esperienza di Hedström come compositore di brani pop, è naturale aspettarsi dagli Hydra quella natura filante ed accomodante che associamo alle espressioni del rock melodico, e da questo punto di vista questo debutto non tradisce alcuna delle attese. Corroborato dalla buona prova del bosniaco Andi Kravljaca, autore delle voci e degli assoli di chitarra (“Never Be The Same”), “Point Break” suona come un lavoro voluto e coeso, amato ed atteso, denso a partire dalla sua traccia d’apertura (“Stop The Madness”), facile da descrivere e capace di lasciarsi andare verso lidi colti ed ambiziosi che accarezzano spesso qualcosa di classico tra Police, Foreigner ed i Nightingale di Dan Swano (“Bringing Down The Moon”). C’è insomma una chiara idea di base, che vede nel rock melodico un genere flessibile ed inclusivo, all’interno del quale è possibile fare coesistere un’anima autentica e rock (“The Most Wanted”) con quelle esperienze – di natura più popolare – che a Hedström sono servite soprattutto per mangiare… ma che in questa occasione l’artista svedese non ha intenzione di rinnegare.

Benchè si tratti di un debutto, “Point Break” possiede anche quella natura di (parziale) consuntivo che racconta un buon pezzo di vita e forse qualche rimpianto, velando il tutto di una malinconia (“No Lullaby”) che lo rende se possibile ancora più gradevole, umano e buono – nonostante le atmosfere cervesi in copertina – per tutte le stagioni. Benchè il progetto di Hedström e Flores non offra in fin dei conti davvero nulla che faccia gridare al miracolo (“Angela” è così scontata che quasi quasi preferisco l’omonima di Zalone), il vissuto che emerge dalla combinazione delle sue note, la delicatezza dei suoi arrangiamenti (“Stay A While”) ed il calore che alcune tracce sono in grado di tradurre in quella dolcezza che in estate si cerca o si sopporta più volentieri (“Forever My Love” e “Doors Of Love” meriterebbero entrambe una di quelle emoticon per giovani con i cuoricini) lo differenziano dalla marea, facendone qualcosa di indubbiamente piccolo ma a suo modo speciale, sensato e fortemente coerente. Saranno i quindici anni di amicizia tra Hedström e Flores, sarà l’esperienza in veste di compositore per una major come Warner/Chappell o ancora la collaborazione con il produttore svedese Anders Bagge (Westlife, Janet Jackson, Celine Dion, Madonna, Santana, Jennifer Lopez, Anastacia, Jessica Simpson, Enrique Iglesias, Ace of Base), sta di fatto che questo disco beneficia di un vissuto rilevante che non è sufficiente a renderlo unico, ma che in ogni caso gli dona quei momenti di spessore che spesso costituiscono una premessa necessaria per cominciare a pensare ad un seguito.

Da un punto di vista tecnico, infine, la produzione non può dirsi opulenta, almeno nel senso più nordico e scintillante del termine, con suoni un po’ meh e soluzioni che tendono a ripetersi lungo tutta la scaletta: e se anche ogni brano sembra cementare l’impronta stilistica ultra-ortodossa degli Hydra, piuttosto che offrirci una nuova luce sotto la quale apprezzarli, va detto che questi sono quei peccatucci che l’ascoltatore d’Agosto, tra un cruciverba sotto l’ombrellone ed un’amichevole di calcio in TV contro la rappresentativa del paese, perdona generalmente volentieri. Più simile, per suggestioni e toni, alla placida distesa di un lago montano che non ai flutti ribelli della sua copertina, “Point Break” dona il sollievo minore di una lattina di birra appena tolta dal frigorifero. Però gustata sul balcone, lambiti dalla brezza, a guardare le stelle.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Stop The Madness 02. Bringing Down The Moon 03. No Lullaby 04. Stay A While 05. Angela 06. Forever My Love 07. Never Be The Same 08. Doors Of Love 09. The Most Wanted 10. Suspicious 11. To Say Goodbye
Sito Web: facebook.com/henrikhydra

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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