Hungryheart – Recensione: Dirty Italian Job

Anche se è passato un po’ di tempo dall’uscita, vale la pena riprendere “Dirty Italian Job” (titolo non proprio felicissimo), terzo album dei lodigiani Hungryheart, che testimonia il buono stato di salute della band e, più in generale, della scena AOR italiana, assolutamente all’altezza di un genere che a livello internazionale sta conoscendo un revival, con annessi rischi di sovrappopolazione e sovrapproduzione.

Si parte con la solare “There Is A Reason For Everything”, che mette in evidenza il talento vocale di Josh Zighetti e la capacità di scrivere melodie efficaci e gradevoli. “Shoreline”, con il suo respiro e le sue melodie è senza dubbio l’highlight dell’album: classe allo stato puro, nell’interpretazione di Zighetti e nel sapiente lavoro alla chitarra di Mario Percudani, anima degli Hungryheart. La presenza di alcuni brani più ordinari non impedisce alla band di regalare altri momenti decisamente riusciti come la frizzante e ritmata “Devil’s Got My Number”, le dirette e più leggere “Time For The Letting Go” e “Right Now”. Non convince appieno la ballad “Nothing But You”, meglio “Second Hand Love” con il retrogusto southern del suo arrangiamento ed il suo chorus magnetico. Benissimo la chiusura un po’ più energica affidata ad “All Over Again”, altro pezzo forte in scaletta, che ci lascia con la voglia di ascoltare ancora.

“Dirty Italian Job” è conferma di un percorso intrapreso con gusto e passione, qualche sbavatura in cabina di produzione non inficia il valore complessivo dell’album e l’invito è a continuare su questa strada.

Voto recensore
7
Etichetta: Tanzan Music

Anno: 2015

Tracklist:

01. There Is A Reason For Everything
02. Back To The Real Life
03. Shoreline
04. Nothing But You
05. Devil’s Got My Number
06. Bad Love (Eric Clapton’s cover)
07. Second Hand Love
08. Time For The Letting Go
09. Right Now
10. You Can Run (original version)
11. Rock Steady
12. All Over Again


Sito Web: http://www.hungryheartofficial.com/en/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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