Lunarsea – Recensione: Hundred Light Years

Dopo un disco di valore assoluto come era stato “Route Code Selector” era lecito aspettarsi dai Lunarsea un riconferma su alto livello e la band romana non tradisce tali attese sfornando una nuova fatica di altrettanto pregio. “Hundred Light Years” è infatti ancora una volta un lavoro di grande abilità che rimescola gli elementi comuni un po’ a tutta quella scena denominata melodic death metal, ma senza mai infilarsi nel tunnel della citazione gratuita o del cliché più abusato.

Si tratta evidentemente di saper come comporre il puzzle degli ingredienti in modo adeguato e soprattutto della voglia di usare una chiave interpretativa personale. L’impatto di “3 Pieces Of The Mosaic” rimanda infatti sin da subito ad un album come “The Gallery” (Dark Tranquillity), ma l’insieme viene comunque rielaborato in ottica più moderna. Ancora meglio fa un brano eccellente come “Ianus”: impossibile non farsi trascinare dalla potenza e dalla qualità del lavoro melodico, ma altrettanto doveroso appare sottolineare l’eccellente opera di sovrapposizione armonica di elementi diversi e la costante mutazione ritmica. In taluni momenti i Lunarsea suonano quasi come una vera e propria orchestra alle prese con partiture multistrato dal fascino che va ben oltre il colpo superficiale.

Non c’è poi da dimenticarsi che brano dopo brano la qualità non scenda mai sotto alla soglia della pregevolezza e che ascoltando con attenzione si trovano sparpagliati all’interno della struttura delle singole song moltissime diversificazioni. “Sonic Depth Finder” gode ad esempio sia di un riffing ricco di armonia che di momenti tipicamente groovy o passaggi veloci e aggressivi, nonché di aperture melodiche improvvise in clean vocals che colpiscono dritto il bersaglio. E non si tratta certo di un caso, visto che la dote migliore dei Lunarsea appare proprio questa: creare movimenti musicali non per forza di facile digeribilità, ma comunque mai complessi per il solo gusto di esserlo e sempre ancorati ad un filo logico comprensibile.

A nostro parere chi ha amato gli albori della scena melodic death nordica non potrà far altro che riconoscere ai Lunarsea di essere tra i migliori e più personali epigoni di tale scuola. Se poi ci aggiungete pure che “Hundred Light Years” è anche un prodotto confezionato alla perfezione per qualità sonora non dovete far altro che tirare la più ovvia delle conseguenze.

Voto recensore
8
Etichetta: Punishment 18 Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Phostumous
02. 3 Pieces Of Mosaic
03. Next And Future
04. Ianus
05. Sonic Deep Finder
06. As Seaweed
07. Pro Nebula Nova
08. Aphelion Point
09. Palindrome Orbit
10. Ephemeris 1679


Sito Web: https://www.facebook.com/LunarseaBand

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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