Human Serpent – Recensione: Heirlooms Eternal

A tre anni di distanza dal loro ultimo capolavoro, gli Human Serpent sono tornati. Il combo ellenico, in attività dal 2013, fin dagli esordi si è votato anima e corpo a un sound attitudinalmente atipico rispetto a quanto ci avevano abituati altre band loro conterranee: lontani anni luce dalle sperimentazioni avantgarde black-death d’atmosfera di gruppi come Rotting Christ e Septic Flesh, giusto per citare nomi del metal greco noti al grande pubblico, i “Serpenti Umani” incarnano un’attitudine black metal squassante e nichilista, a suo modo poeticamente noir, assai più aderente alle istanze sonore, cupe e autolesioniste dei polacchi Mgla. Difatti, gli Human Serpent affondano le radici in una dimensione nera e distorta, sparata a velocità estreme dove la violenza, peraltro non priva di occasionali break melodici, si rivolge non solo al mondo esterno ma penetra nell’inconscio, con esiti destabilizzanti. Già autori di un paio di monolitici capolavori infilati l’uno dietro l’altro (“Inhumane Minimalism” del 2015 e “For I, the Misanthropist” del 2018), il cantante, chitarrista e bassista “X” e il bassista “I”, minimalisti anche nella scelta dei nickname, fattisi spazio a gomitate in un genere da sempre fertile quanto inflazionato come il black metal con un approccio tutto giocato all’attacco, oggi puntano a nuovi traguardi stilistici.

Heirlooms Eternal” porta avanti il marchio di una band che, lungi dal recitare stanchi cliché, con la rara capacità di chi sembra per davvero aver sperimentato sulla pelle le prove di un’esistenza atroce, punteggiata di rabbia esplosiva, inenarrabile dolore e viscerale disprezzo rivolto a un’umanità malata e corrotta, ha saputo ogni volta sublimare la fonte del male e quindi, esorcizzarla. Inevitabilmente legati alle caratteristiche dei precedenti lavori e di conseguenza alla maledizione, tipicamente metal, di doversi mostrare coerenti e al tempo stesso desiderosi di apportare variazioni sul tema, sul nuovo “Heirlooms Eternal” gli H.S aprono le danze con una duplice aggressione dove, lungi dal mostrare le nuove carte del mazzo si preferisce dapprima confermare il proprio inossidabile background storico: la coppia d’attacco “Thousand Limbos Of Mind” e “Maze Of Reminiscence”, brani invero adagiati su canoni “standard” un po’troppo prevedibili, presto cedono il passo ai primi check in vista di una possibile svolta stilistica. “Fuck Normality”, traccia numero 3, pur sempre sparata a mille, è una cavalcata più melodica del solito e, in un certo senso, più ragionata: senza più cedere a passi falsi, ritrovato il bandolo della matassa gli Human Serpent fanno mostra per la prima volta di un’attitudine profondamente malinconica.

Si giunge ad “Heirloom Eternal”: song che dà il titolo all’album dove, pur distribuendo frustate senza sosta, la band conferma la volontà di concedersi, con giri di chitarra certamente “zanzarosi”, ma inaspettatamente melodici, a nuove esperienze. Il velo ormai è stato scostato. Da “Memories Are Rooms Of Pain”, traccia numero 5, in poi, il duo rivela in via definitiva le sue intenzioni. Far convivere blast-beats e chitarre stridenti con mid-tempos maggiormente prolungati e giri melodici ragionati, senza per questo perdere intensità o risultare derivativi è la mission del nuovo decennio: ciò in cui band certamente più esperte e famose, come gli Inquisition, pur con l’eleganza che li contraddistingue, hanno malamente fallito. In tal senso, arrendendoci di fronte a quello che ineluttabilmente pare un fatto compiuto, ossia che il nuovo lavoro degli H.S ha inevitabilmente perso per strada parte di quel fresco e straziante nichilismo che li ha resi noti, si aprono spiragli a una nuova epica esistenzialista a metà strada tra passato e presente. Questa inedita vena trova i suoi momenti più ispirati nella seconda parte dell’album, dove Il terzetto finale formato da “Vomiting The Herds”, “The Diffusion Of Chaos” e dalla magniloquente track di chiusura, “Mirrors”, aprono definitivamente spiragli a quella che potrebbe diventare la nuova strada da percorrere.

Pur riconoscendo in “Heirlooms Eternal” un lavoro a tratti molto ben riuscito, lungi dal farci distrarre dalla tipica patina black grezza a cui la band non è mai venuta meno, va anche fatto notare che l’energia nichilista che fino ad appena tre anni fa montava fieramente è parzialmente andata scemando: la tipica magia nera partorita dalla fusione tra il tipico cantato straziante e le cavalcate selvagge intessute di riff e blast-beats si stanno dissolvendo nel nulla insieme a quell’odio e a quella rabbia che, vero Deus ex machina del gruppo, ne ha reso unici il sound e, in definitiva, la personalità. Il fatto non va affatto giustificato con l’iniezione di melodie e tempi ragionati, che in sé non sono vietati, ma che in ogni caso non devono giustificare la perdita del marchio di fabbrica della band. In definitiva, affinché la parabola tracciata da un paio di CD fuori dalla norma possa continuare a percorrere il suo slancio verticale anche dopo questo “Heirlooms Eternal”, molto buono a tratti e ricco di spunti interessanti, ci si augura che i “Serpenti Umani” possano lavorare su un più corretto bilanciamento tra le straripanti energie negative messe in luce nel recentissimo passato e le nuove aperture musicali ancora in via di elaborazione.

Etichetta: The Scars of Millions Proselytism

Anno: 2021

Tracklist: 01 Thousand Limbos of Mind 02 Maze of Reminiscence 03 Fuck Normality 04 Heirlooms Eternal 05 Memories Are Rooms of Pain 06 Vomiting the Herds 07 The Diffusion in Chaos 08 Mirrors

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