Hour Of Penance – Recensione: Misotheism

Grazie ad una serie di album sempre di valore gli Hour Of Penance si sono ormai consolidati con un ruolo di primo piano nella scena death metal attuale, capaci ad ogni uscita di rispettare le (rigide) regole di un genere non certo avvezzo alle novità, ma mai ripetendosi in modo troppo esplicito. Con “Misotheism” la band recupera qualche elemento più melodico, senza però rinunciare ad una violenza costante che permea i 39 minuti del disco. Se escludiamo infatti l’introduzione “Mass Crucifixion Of Kings”, il resto si spinge quasi costantemente a velocità proibitive, miscelando un riffing tagliente ed estremamente preciso con una altrettante ben presenta fibrillazione armonica che aggiunge un’atmosfera tetra ed assolutamente efficace. Sembra infatti questo il modo migliore per ottenere quello che ci pare l’obiettivo dietro a canzoni come “Blight And Conquer” o “Flames Of Merciless God”… ovvero riuscire a trasmettere una completa sensazione di annichilimento sonoro, ma allo stesso tempo caratterizzare ogni singola composizione con passaggi riconoscibili che contribuiscono all’impatto generale in modo, se vogliamo, più subliminale.

Proprio questo uso di melodie minacciose ed oscure avvicina il tono generale del disco ad un certo death/black di scuola Behemoth, accuratamente miscelato con il death brutale e blasfemo di band come Hate Eternal ed Angelcorpse. A spezzare la efferata ferocia contribuiscono giusto alcuni momenti carichi di groove e altri rallentamenti più marcati, tra cui spicca la veramente ottima “Occult Den of Snakes”, non casualmente inserita a fine scaletta e che con il suo incedere appesantito e una costruzione melodica avvolgente imprime una bella variazione di timbro al contesto generale.

Permane qualche piccolo elemento di monotonia, soprattutto nella voce di Poalo Pieri, che risulta assolutamente efficace nel suo stile brutale e declamatorio, ma necessiterebbe comunque di una maggiore varietà d’interpretazione per facilitare ulteriormente l’assimilazione dei singoli brani. In ogni caso “Misotheism” è davvero un bel disco, indubbiamente tra i migliori prodotti dalla band romana e dall’intera scena nel 2019.

Etichetta: Agonia Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Mass Crucifixion of Kings 02. Blight and Conquer 03. Fallen from Ivory Towers 04. The Second Babel 05. Lamb of the Seven Sins 06. Flames of Merciless Gods 07. Sovereign Nation 08. Dura Lex Sed Lex 09. Iudex 10. Occult Den of Snakes

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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