Hour Of Penance – Recensione: Cast The First Stone

Settimo album, terzo su Prosthetic Records, per i connazionali Hour Of Penance, al secolo Paolo Pieri (voce e chitarra), Giulio Moschini (chitarra e cori), Marco Mastrobuono (basso, ma fondamentale anche al mixaggio) e Davide Billia (batteria): “Cast The First Stone” irrompe sulla scena e polverizza ogni forma organica vivente in meno di trentacinque minuti, grazie a nove episodi centrati e in grado di cogliere l’essenza del gruppo così com’è oggigiorno. Una contrapposizione d’intenti e di mondi – come si evince dal suggestivo artwork – che riflette anche le due anime del gruppo, mai come oggi in grado di compenetrarsi a vicenda ed essere coese in una maniera inscindibile e matura, figlia del passato: l’opener “XXI Century Imperial Crusade” è un vero e proprio assalto frontale in cui l’assolo di chitarra prelude ad un’accelerata old school deflagrante, che si stempera in un finale con inserti orchestrali, presenti anche nell’adrenalinica title track e che ne aumentano la malignità; il riff melodico prende vita grazie alle accelerazioni ritmiche che caratterizzano, insieme agli stacchi, questo brano.

Un’epicità di fondo, come si intuisce, che si esplicita in maniera più marcata in “Iron Fist”, caratterizzata dall’assolo cristallino ma comunque pesante e sferzata nella coda da raffiche strumentali, e nelle finali “Wall Of Cohorts” (pregna di alternanze ritmiche e di atmosfere sinistre) e “Damnatio Memoriae”, che rappresenta una chiusura dall’entrata magniloquente, probabilmente il pezzo più articolato di questo “Cast The First Stone”. La brutalità c’è sempre, sia chiaro, e un brano come “Burning Bright” non può che esserne un esempio: un vortice di velocità e violenza, leggermente interrotto dagli stop di chitarre accompagnate dal suono delle sirene antiaereo che giungono in sottofondo, un giro articolato che dimostra la coesione musicale degli Hour Of Penance, in grado di distruggere tutto con classe. “The Chains Of Misdeed” rappresenta uno degli apici del CD, equilibrio perfetto fra velocità, potenza e progressione armonica, equilibrio che si alterna a una gragnuola di colpi velocissimi che stordiscono: uno stacco chirurgico precede la suggestiva trama chitarristica, sommersa nuovamente dall’ondata sonora salvo poi riemergere con una cascata di note terzinate. All’interno dell’estrema velocità di “Horn Of Flies” si apre un varco e mentre il tempo si assesta si affaccia una parte più d’atmosfera che fa affiorare una melodia in grado di essere ricordata in maniera precisa, prima che giunga un altro ribollente vortice come “Shroud Of Ashes” a spazzare via tutto.

La maturità degli Hour Of Penance è ben espressa in questo disco, accompagnata dalla “solita” padronanza tecnica e compositiva che non può che decretare “Cast The First Stone” come scintillante e letale gioiello: tutto è perfettamente a posto e le componenti sono dosate in maniera precisa a tal punto che il risultato finale non mostra punti deboli e si fa riascoltare a ripetizione riuscendo ad essere memorizzabile (in maniera facile, considerata la proposta del gruppo) ed appetibilissimo. Un’evoluzione in grado di recuperare tutto il meglio che il gruppo può offrire, in costante equilibrio e con qualità al di là della norma.

 

 

Voto recensore
8,5
Etichetta: Prosthetic Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. XXI Century Imperial Crusade 02. Cast The First Stone 03. Burning Bright 04. Iron Fist 05. The Chains Of Misdeed 06. Horn Of Flies 07. Shroud Of Ashes 08. Wall Of Cohorts 09. Damnatio Memoriae
Sito Web: http://www.hourofpenance.net/

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