Horseback – Recensione: Dead Ringers

Un viaggio lisergico e ipnotico attraverso spazi immensi e desertici. Ecco dove ci conduce il quinto album (se escludiamo i vari split) degli americani Horseback, intitolato “Dead Ringers” e pubblicato tramite Relapse Records. Polveroso Stoner Rock che incontra il Krautrock e il Drone Metal e dà origine a otto splendide gemme musicali che vi terranno incollati allo stereo per circa un’ora di musica.

Ed è questa l’arma segreta dei nostri, questa la chiave del successo della band. Sebbene la musica degli Horseback sia caratterizzata da suoni e note che si ripetono uguali per tutta la durata di un brano, senza alcuna variazione armonica o strutturale, ogni composizione è dotata di una componente magica capace di ammaliare, sedurre e trasportarci in territorio completamente sconosciuto. E una volta giunti in questi luoghi la musica del combo di Chapel Hill ci spinge verso l’introspezione, alla (ri)scoperta di noi stessi, della nostra vera paura. Il ronzio delle chitarre di “Modern Pull” ci introduce in questo “Dead Ringers“, l’album forse più psichedelico dell’intera discografia del gruppo. Atmosfere sognanti e mistiche, dall’incidere lento, circolare, perpetuo con la voce di Jenk Miller simile a quella di una sirena, pronta a spingerci con l’inganno verso il baratro.

A Bolt From Blue” è uno degli highlights del disco e racchiude al suo interno la quintessenza della band: synth eterei, ritmiche pulsanti, chitarre distorte che si mescolano in un impasto di suono ipnotico che richiama in alcuni passaggi la tradizione musicale etnica e spirituale. “In Another Time, In And Out Of Form” si segnala come il brano dal piglio più rock e per un crescendo sonoro ed emotivo che lo differenzia dal resto del disco. I brani si susseguono e scavando tra i solchi di questi blocchi monolitici, con le loro ripetizioni, la loro progressione, si riesce a scorgere la bellezza di ogni composizione, di ogni singolo nota che ci avvicina a uno stato meditativo.

Gli Horseback spingono in su l’asticella qualitativa della loro proposto a ogni  nuovo album e con questo “Dead Ringers” raggiungono l’ennesimo picco di una carriera affascinante e inesorabile. Inesorabile come il forte senso di disagio e smarrimento che proverete al termine dell’ascolto di questo disco. Un disco che sembra provenire da un’altra dimensione.

12 Jacket (Gatefold - Two Pocket) [GD30OB2-N]

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Modern Pull 02. Shape of the One Thing 03. A Bolt from Blue 04. The Cord Itself 05. Lion Killer 06. In Another Time, In and Out of Form 07. Larkspur 08. Descended from the Crown
Sito Web: http://horseback.bandcamp.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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