Horned Almighty – Recensione: To Fathom The Master’s Grand Design

Nattefrost sarebbe fiero di voi, gente.

Ormai attivi da quasi un ventennio, i danesi Horned Almighty sono uno dei manifesti del metal sporco e brutale tipico della Scandinavia. Non esattamente black, non proprio thrash e non troppo death. I musicisti sanno bene cosa significa essere influenzati da Carpathian Forest, Gorgoroth e Necrophobic, che come sappiamo corrispondono ai “bassifondi” del metal estremo, sia per stile che per tematiche. Inutile dire che i loro album, a partire dal debutto “Black Metal Jesus”, sono indistinguibili, e spesso più disperati che ispirati.

Parte la prima salva di blast-beat con “Violent Cosmology”, e da allora è un susseguirsi di giri hardcore (“Antagonism Eternal”), break down quadrati (“Devouring Armageddon”), cavalcate in D-beat (“The Great Death”) e clamorosi plagi dai Dimmu Borgir mascherati dall’assenza di tastiere (“Punishment Divine“). La produzione è chiara e pulita, lasciando sporcizia nelle chitarre, ma è dato troppo risalto alla voce, e considerando che il growl di Simon Petersen non è carismatico, è un problema.

Considerato il modus operandi del gruppo, le aspettative per “To Fathom the Master’s Grand Design

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Violent Cosmology 02. Apocalyptic Wrath 03. Antagonism Eternal 04 .Devouring Armageddon 05. Swallowed by the Earth 06. The Great Death 07. Punishment Divine 08. Witchcraft Demonology

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