Horisont – Recensione: About Time

Prosegue inarrestabile la marcia degli Horisont, band svedese che si è affermata in questi ultimi anni con il suo retro rock che guarda alla musica dei seventies con occhi colmi di passione e dedizione. Dopo il già valido “Odissey” [questa la nostra recensione], i nostri ritorno con “About Time”, quinto album della discografia del gruppo capitanato dal frontman Axel Söderberg, primo concepito sotto l’egida di Century Media.

Rispetto alla precedente prova le coordinate stilistiche degli Horisont non sono cambiate, e numi tutelari quali Thin Lizzy, Blue Oyster Cult o Yes sono ben presenti nel songbook degli svedesi. In particolare il gruppo del compianto Philip Parris Lynott esercita un’influenza forte in questo full-lenght, conducendo gli Horisont ad adottare soluzioni più immediate, con tracce dal basso minutaggio, ma intrise di tutte le peculiarità del gruppo. Abbandonate, dunque, le ambientazioni da space-opera, il songwriting continua ad attingere a piene mani dell’immaginario della letteratura fantascientifica. La partenza è affidata a “The Hive”, brano dalla struttura semplice, diretto nel suo riff di chitarra supportato dalle tastiere, e tutta la teatralità del cantato di Söderberg. “Electrical” si muove su binari simili, con in più la bellezza di un assolo di chitarra a impreziosire il brano.

Il tempo sembra essere tornato indietro, riportarci a quella stagione magica che ha caratterizzato un decennio come quello del ’70, in piccole gemme come “Without Warning” o “Letare”, la cui bellezza è racchiusa nella capacità degli Horizont di nascondere dietro strutture apparentemente semplici una padronanza degli strumenti e una tecnica superba. Il tutto condensato in poco più di mezz’ora. Si torna a picchiare duro con “Night Line”, con il suo incidere pulsante e il basso di Magnus Delborg a caratterizzare un ottimo brano. Cambi di atmosfera repentini e suggestivi si alternano in “Point Of Return”, canzone dalla architettura intricata e affascinante, seguita dalla solare e anthemica “Boston Gold”, una hit che dal vivo non mancherà di fare sfracelli.

Ci avviamo alla conclusione di questo splendido album con un trittico che racchiude la quintessenza della band stessa: “Hungry Love”, giocata su sonorità più languide, sognanti ed evocative, dominate dalla voce di Söderberg (davvero ottima la sua prova) e dalle chitarre di David Kalin e Charles Van Loo; la potenza di brani veloci e potenti come “Dark Sides”; le suite in cui dare ampio spazio alla fantasia e far viaggiare l’immaginazione, in cui tracciare scenari siderali e perdersi nell’immensità dello spazio, come la title-track – unico brano a superare i 4 minuti di durata – che chiude il disco.

Dieci anni di carriera, cinque album in archivio, e una credibilità costruita prova dopo prova, concerto dopo concerto. La scena rock può vantare negli Horisont una delle realtà più solide in circolazione, in grado di crescere, evolvere il proprio sound senza snaturarlo o cadere in facili ripetizioni. L’ascesa della band svedese deve ancora toccare il suo apice, e ci lascia pregustare sviluppi fantastici. Il meglio della scena Hard Rock contemporanea.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Hive 02. Electrical 03. Without Warning 04. Letare 05. Night Line 06. Point of Return 07. Boston Gold 08. Hungry Love 09. Dark Sides 10. About Time
Sito Web: http://www.horisontmusic.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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