Holter – Recensione: Vlad The Impaler

Se il precedente album del brillante Trond Holter aveva visto la partecipazione nel ruolo di cantante maschile il sempre bravissimo Jorn, per questo secondo episodio il nostro ha scelto come sostituto un altro dei grandi interpreti del metal contemporaneo, ovvero Nils K. Rue dei prog-metallers Pagan’s Mind. Logico che già da questo avvicendamento arrivi una certa differenza rispetto all’album citato, sia perché lo stile di Nils è completamente diverso da quello di Jorn, sia perché la scelta di un singer così vicino al metal a tutto tondo già di suo sembra voler indicare un generale spostamento del progetto verso il lato più heavy.

Fin da subito brani come “Worlds On Fire” o “Awakened” si inseriscono infatti in un filone che può essere etichettato come melodic heavy/power metal, con qualche influenza modernista in alcuni passaggi… Ma non ci si ferma qui, perché anche le canzoni con una componente melodica più marcata seguono in qualche modo lo schema più classico che porta inevitabilmente ad un ritornello corale e, sinceramente, sempre piuttosto banale (per non dire “telefonato”). Una prevedibilità generale che viene salvata solo a tratti da qualche ottimo arrangiamento orchestrale e dalle belle voci dei protagonisti (oltre al citato Nils abbiamo anche Eva Iselin Erichnes come contraltare femminile).

Non una rivoluzione rispetto al debutto, sia chiaro, ma se “Swing Of Death” aveva un gusto tutto suo, un senso drammatico magistralmente calibrato ed era arricchito dalla consueta prestazione superba di Lande, con questo nuovo album Holter rientra nei ranghi, confezionando una scaletta più di maniera che si avvale si dell’apporto di professionisti di altissimo livello, ma che nel complesso non aggiunge nulla di interessante alla già ben solida discografia del genere.

Come spesso accade quando si ascolta un prodotto dalla forma curata, ma senza veri spunti di originalità o personalità nel songwriting, il giudizio finale diventa tanto più positivo quanto si è amanti del genere. Personalmente ritengo che Holter abbia prodotto un album eccellente ed uno si valido, ma poco entusiasmante… lasciamo quindi al prossimo la sentenza definitiva sulle sue qualità di songwriter.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Worlds On Fire 02. Awakened 03. Drums Of Doom 04. The Last Generation 05. I'll Die For You 06. Shadows Of Love 07. Without You 08. Under My Skin 09. Vlad The Impaler 10. Save Me Part II

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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