Speed Theory – Recensione: Hit The Dirt

Toh, un gruppo metal inglese. Toh, un gruppo metal con un cantante nero con testa "a microfono" anni ’70. Toh, un gruppo che ha vinto il concorso per il Demo dell’anno 2006 su Metal Hammer inglese tra 87.000 gruppi. Finite le note di colore, e archiviato il dispiacere per gli altri ottantaseimilanovecentonovantanove gruppi che probabilmente non avranno mai un contratto, viene da pensare che di certo non saranno gli Speed Theory a donare qualcosa di nuovo alla scena musicale. Il disco si lascia anche ascoltare ma suona davvero acerbo tra la aggressività ipercompressa che la fa da padrone, qualche apertura melodica al classico metal inglese, un occhio e tutte due le orecchie alla scena americana (Slipknot in testa), un certo amore per i Pantera, e i duetti tra due cantanti uno che urla estremamente aggressivo, l’altro che invece urla, però un po’ più aggressivo.

Tutta questa voglia di spaccare è però poco focalizzata, e i brani risultano poco efficaci, poco mirati. Sia il riffing di chitarra che le voci sono spesso troppo grezze, e solo nelle parti di batteria si nota un po’ di fantasia.

Insomma, o quelli di Metal Hammer (inglese, eh) ci vedono davvero lungo e questi in qualche disco diventeranno qualcuno, oppure si sono presi una bella sola. Oppure in Inghilterra non c’è davvero niente di meglio in campo estremo, ma ci piacerebbe pensare che non sia così.

Voto recensore
4
Etichetta: Casket Muscic/Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist:
01 Neo Testament
02 Hit The Dirt
03 Join Us
04 Vengeance Is Mine
05 Deconstruction
06 Cancer
07 Pain
08 Awkening
09 Aftermath
10 TIC

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