Anathema – Recensione: Hindsight

Chi nella vita non ha mai pensato, anche solo per una volta, a come avrebbe potuto essere, cosa avrebbe potuto fare, chi sarebbe potuto diventare, se solo avesse capito, visto, immaginato.. ? Ma, si sa, tutto appare più chiaro con l’esperienza, tutto può essere visto sotto una luce diversa…col senno di poi, l’hindsight. E’ questo il titolo dell’ultimo disco degli Anathema, la band inglese fondata dai fratelli Cavanagh, che amiamo o odiamo, a seconda dei casi, ma che innegabilmente ci regalano emozioni sempre più intense da parecchi anni. Col senno di poi gli Anathema hanno riletto il loro passato in maniera critica e matura, riproponendo i loro brani migliori, o comunque i più conosciuti, in questo album acustico, dolce e romantico se vogliamo, ma anche malinconico e scoraggiato. Se da una parte le chitarre acustiche, la voce calda e penetrante di Vincent, quella meravigliosa e disarmante di Lee Douglas in “A Natural Disaster” (forse il brano che più di tutti ben poco differisce dall’originale) e l’introduzione del violoncello sembrano voler arruffianare l’ascoltatore con canzoni sdolcinate, dall’altra questi elementi riescono a creare un’atmosfera surreale, quasi spirituale, permeata di malinconia, nostalgia, paura del futuro… come solo gli Anathema sanno fare. Il disco si apre con la bellissima “Fragile Dreams” che risulta più melodica rispetto a quella di “Alternative 4, continua con “Leave no trace” e “Inner Silence” che non si discostano molto dagli originali se non per un ritmo più trascinato e per gli inserti di violoncello, archi e pianoforte, le cui partiture sono state curate da Dave Wesling della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra. L’atmosfera è onirica, un sogno che continua con “One Last Goodbye“, ancora più struggente e commovente, se possibile, dell’originale contenuta in “Judgement“. Dopo “Are You There“, interpretata da Danny, non poteva non esserci un must, “Angelica“, ripulita dell’assolo della versione originale, ma elegantemente impreziosita dai toni romantici e malinconici. Questi permangono nei pezzi successivi: “Temporary Peace“, in cui Lee Douglas ci delizia ancora una volta con la sua splendida interpretazione vocale, e l’evocativa “Flying“, per poi approdare all’unico brano inedito, “Unchained (Tales of the Unexpected”), pezzo un po’ piatto e controllato, come a voler rassicurare l’animo tormentato di chi ha viaggiato nelle tenebre dell’essere umano..

Insomma, “Hindsight” è un disco acustico estremamente delicato e morbido, rallentato rispetto alle versioni originali, ma forse ancora più intenso ed elegante di quello a cui la band di Liverpool ci ha sempre abituati. Gli strumenti utilizzati danno certamente un senso più romantico e intimista ai brani, ma la raffinatezza e la malinconia che contraddistinguono lo stile dei nostri sono sempre lì a ricordarci che quello che stiamo ascoltando appartiene ad un livello superiore. Certo è difficile allontanare da noi il pensiero che l’arrangiamento acustico dei classici della band non sia altro che una mossa commerciale ordita ai fini di ingannare l’ansiosa attesa dei fans per il nuovo disco. E’ altresì molto facile pensare che gli Anathema, smessi ormai da anni i panni dei “gothic/death/doom metallers”, siano infine caduti nella tentazione di fare soldi facili con un bel “best of”, o, per usare un termine più tecnico, pur se terrificante, “unplugged”. Sospetti legittimi, forse, ma credo fermamente che tutti quelli che, come me, hanno avuto la fortuna di assistere ad almeno una delle tante esibizioni acustiche dei riccioluti fratelli Cavanagh e li hanno visti divertirsi come ragazzini, entusiasmarsi ed emozionarsi, anche se davanti a non più di una ventina di persone, mi daranno ragione se dico che Hindsight non è altro che la sublimazione di questi immemorabili momenti, la registrazione su disco di indimenticabili serate passate a suonare la chitarra con gli amici. Allora forse Hindsight ci racconta che, col senno di poi, gli Anathema avrebbero fatto esattamente tutto quello che hanno fatto, non avrebbero rinnegato le loro emozioni, i loro impulsi ma avrebbero sempre seguito le loro ispirazioni, modificandosi con coraggio, onestà e genuinità, anche quando questo voleva dire lasciarsi dietro una buona fetta di fans e di critica.

Col senno di poi…

Etichetta: Snapper / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01. Fragile Dreams
02. Leave No Trace
03. Inner Silence
04. One Last Goodbye
05. Are You There?
06. Angelica
07. A Natural Disaster
08. Temporary Peace
09. Flying
10. Unchained (Tales Of The Unexpected)


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