Him – Recensione: Greatest Lovesongs Vol. 666

Non tutti gli adolescenti con velleità gothic hanno avuto il piacere, o forse la fortuna, di vivere i migliori anni della loro vita nei mirabolanti 70s o 80s, che così tanta oscurità hanno regalato a questa scena.

Altri, come la sottoscritta, hanno raggiunto questo traguardo nei primi anni del nuovo millennio e, come ogni wannabe gothicone di belle speranze, si sono imbattuti senza ombra di dubbio nella luminosa stella degli HIM e del loro love metal.

D’altronde, era molto difficile passare inosservati con un frontman come Ville Valo sciorinato sulla copertina dell’album di debutto, quel “Greatest Lovesongs Vol. 666” che ha fatto innamorare una generazione.

Bello, sexy per uomini e donne, ragazze e ragazzi, con quell’aria androgina e lo sguardo perso nel vuoto, un fascino paragonabile solo a quello della voce profonda e del successo di alcuni pezzi destinati a rimanere nella memoria e nel cuore di tutto quel pubblico che, con la musica degli HIM, ci è cresciuto.

“Greatest Lovesongs Vol. 666” si può ascoltare solo a luci spente, per immergersi anima e corpo in “For You”, brano d’esordio con tocchi ancora decisamente anni ’90, quasi blues in alcuni passaggi eppure così struggente nell’epilogo, pronto per inaugurare quel sound che traghetterà anche band come i The 69 Eyes verso i lidi bui del gothic rock.

Quando sei giovane e desideroso di appartenere a qualcosa, quando ogni emozione è amplificata dall’età, dagli ormoni, “Your Sweet Six Six Six” è il pezzo che non puoi che ascoltare a ripetizione, che ha tutto, dalle tonalità buie, ai riff di chitarra, al senso di ribellione contenuto nel titolo, fino al testo cantato con quel timbro melodico e lamentoso.

Poi arriva lei, la cover che ha fatto la fortuna degli HIM e, chissà, ha forse contribuito a rendere Chris Isaak noto ad una generazione di giovanissimi: non c’è molto da aggiungere su “Wicked Game”, la ballad rockabilly per eccellenza che, nelle mani della band finlandese, diventa la perfetta canzone di ogni storia d’amore tragicamente maledetta.

“The Heartless” rivela la natura più catchy del disco, che però, ironicamente, finisce per catturare l’ascoltatore meno degli altri brani. A mancare, forse, è proprio quel tocco di seducente, oscura malizia che trasuda dal resto delle tracce. Ed eccola lì, esplodere nella sua forma più grezza in “Our Diabolikal Rapture”, quasi un unicum nel repertorio degli HIM con il suo taglio elettronico, sapientemente amalgamato alle sonorità tipiche della scena gothic degli anni ’70.

Il punto di forza di “Greatest Lovesongs Vol. 666” è tutto qui, nella capacità di fare sua ed esprimere quella gamma di emozioni che ogni adolescente sperimenta ogni giorno, dove “It’s All Tears (Drown In This Love)” ne incarna l’aspetto più aggressivo e arrabbiato. Giusto per preparare la strada a “When Love And Death Embrace”, la ballad spezzacuore da cui è difficile salvare la propria anima, lenta e cadenzata da un testo quasi sussurrato da Ville Valo, in un cantato così vellutato da essere un colpo al cuore ad ogni ascolto.

Siamo vicini alla fine, e i toni tornano a farsi cupi e duri con “The Beginning Of The End”; d’altronde, come recita il pezzo, Save your happiness for tomorrow / And today we’ll drown in your tears.

A chiudere le danze ci pensa un’altra cover, entrata a buona ragione tra i classici degli HIM, quella “(Don’t Fear) The Reaper” dei Blue Öyster Cult che in realtà potrebbe fare un album da sola e che la band finlandese interpreta con vera maestria, con la presenza di una voce femminile a bilanciare quella di Valo e a celebrare ancora una volta la fortuna/sventura di un amore eterno che sopravvive al passare del tempo e infine alla morte.

E forse non tutti sanno che “Greatest Lovesongs Vol. 666” non finisce qui, ma conta altre 56 tracce di silenzio, per arrivare ad una 66esima hidden track strumentale.

La verità è che un’ex adolescente wannabe gothicona reduce dai primi anni del nuovo millennio potrebbe spendere fiumi di parole sull’album di debutto degli HIM, ma forse nessuna basterebbe a far rivivere emozioni che non saranno mai le stesse dopo tutti questi anni.

Ma forse, forse, ci si può provare. Poggiare la testa su un cuscino, spegnere le luci e far partire “Greatest Lovesongs Vol. 666”, in fondo, non costa nulla.