Excalion – Recensione: High Time

Gli Excalion alzano l’asticella immaginaria della qualità dei propri lavori con “High Time”, dopo due dischi piuttosto anonimi. Niente di miracoloso, intendiamoci, ma il nuovo album dei finlandesi risulta interessante dall’inizio alla fine, grazie ad una sterzata verso l’hard rock, mettendo in secondo piano le influenze marcatamente power metal degli esordi. “High Time” può contare su tastiere pompose (ma non mancano interventi di hammond e di pianoforte), cori AOR e cavalcate chitarristiche, tra Sonata Arctica, Royal Hunt e Ten. I nuovi ingredienti e soprattutto le ritmiche non così forsennate, giovano all’espressività del singer, fornendo quel pizzico di emozionalità in più che non guasta e che mancava nelle prime due releases. I nostri puntano tutto sull’immediatezza delle melodie, lasciando da parte tecnicismi inutili, cosicché solo un paio di pezzi di “High Time” superano i cinque minuti, risultando, però, i meno riusciti (come il melenso “A Walk On A Broken Road”). Il nuovo lavoro degli Excalion si va a collocare nella categoria, ormai sovraffollata, degli album onesti e formalmente perfetti, ma che finiranno ben presto nel dimenticatoio. Per la band è comunque un nuovo punto di partenza: trovata la chiave giusta, la strada potrebbe essere tutta in discesa.

Voto recensore
6
Etichetta: Limb Music / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist:
01. Enter A Life
02. From Somewhere To Anywhere
03. Sun Stones
04. The Flags In Line
05. Bring On The Storm
06. The Shroud
07. Firewood
08. Lifetime
09. Quicksilver
10. A Walk On A Broken Road
11. Foreversong

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