High On Fire – Recensione: Electric Messiah

Matt Pike non è un musicista al quale piace stare con le mani in mani. Nell’anno in cui i seminali Sleep hanno fatto il ritorno sulla scena con un gran bel disco come “The Sciences”, il Nostro dà nuovo lustro anche alla sua altra maligna creatura, gli High On Fire. Nel ventennale della loro formazione, il gruppo statunitense pubblica il proprio ottavo album in studio, “Electric Messiah”, uscito sotto l’egida di Entertainment One.

Dopo la pubblicazione dell’ottimo “Luminiferous”, gli High On Fire ci regalano nove tracce di immenso Sludge Metal, suonate con l’ormai consueta e peculiare pesantezza, immediatezza e spigolosità. Come già nella precedente prova segnaliamo come, nel catramoso scorrere delle tracce, la band decida di inserire una maggiore varietà di soluzioni e, soprattutto, una maggiore duttilità in fase di composizione, aspetto quest’ultimo che permette a “Electric Messiah” di brillare per originalità e freschezza. Anche le tracce più lunghe del lotto, infatti, non si trascinano mai stancamente, né si limitano a riproporre sempre la stessa solfa: brani articolati come “Steps Of The Ziggurat/House Of Enlil” o “Sanctioned Annihilation” raggiungono i dieci minuti di lunghezza eppure, grazie all’estro e ai repentini cambi di umore, riescono a mantenere vivo l’interesse dell’ascoltatore dall’inizio alla fine.

In mezzo a tanta abbondanza, troviamo le terremotanti note dell’openerSpewn From The Earth” o della title track: in fase di presentazione del disco Pike ha citato diverse volte il compianto Lemmy Kilmister, sebbene per episodi lontani dagli indirizzi musicali. Non vogliamo certo scomodare i leggendari Motorhead, però indubbiamente l’approccio sporco e rozzo della band inglese influenza sicuramente il songwriting degli High On Fire. Alzate, dunque, il volume del vostro stereo e lasciatevi travolgere dalle fulminee accelerazioni di “The Pallid Mask” – con la chitarra solista di Pike sempre pronta a lanciarsi in assoli appassionanti – o dalla torrenziale “God Of The Godless”, caratterizzata da un riff ipnotico vincente.

Il trittico conclusivo racchiude quanto di buono fin qui ascoltato: un rifframa al vetriolo, sezione ritmica devastante su cui svetta la voce di Pike, sempre pungente ed espressiva. Ecco, allora, la grezza “Freebooter”, e le più articolate “The Witch And The Christ” e “Drowning Dog”: la prima condotta su binari più propriamente Stoner, la seconda dal sapore più Hard Rock.

Il 2018 è stato senza dubbio un anno importante per Pike, tornato sulla scena con due band e altrettanti dischi di indubbio valore. “Electric Messiah” è senza dubbio un’uscita notevole che difficilmente vi lascerà indifferenti.


high on fire electric messiah cover album 2018

Voto recensore
7,5
Etichetta: Entertainment One

Anno: 2018

Tracklist: 01. Spewn From The Earth 02. Steps Of The Ziggurat/House Of Enlil 03. Electric Messiah 04. Sanctioned Annihilation 05. The Pallid Mask 06. God Of The Godless 07. Freebooter 08. The Witch And The Christ 09. Drowning Dog
Sito Web: http://highonfire.net/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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