Hexvessel – Recensione: When We Are Death

Si è soliti dire che il terzo lavoro in studio rappresenti una prova importante per una band, una sorta di compendio perfetto di quanto realizzato e metro di paragone per ciò che si andrà a fare in futuro. Un teorema che sembra essere particolarmente vero per gli Hexvessel che, freschi di contratto con Century Media, presentano “When We Are Death”, ad oggi la migliore testimonianza offerta dall’eclettico ensemble di Tampere.

La creatura del vocalist e chitarrista Mat “Kvohst” McNerney (Grave Pleasures, ex-Dodheimsgard e Code) torna con un’opera piacevolmente trasversale e analogica, un disco forse uscito nel 1968 e di cui, per qualche ragione, si erano perse le tracce. “When We Are Death” mette sul piatto la multiculturalità del suo padrino, un uomo nato e cresciuto in Inghilterra che ha poi vissuto in Olanda, in Norvegia e oggi in Finlandia.

Un rock suggestivo quello degli Hexvessel, che pesca dalla psichedelia, dal sound della West Coast americana di fine ’60, dal folk. Ogni canzone dell’album è un’esperienza a sè stante, dove si intrecciano legami che chiamano in causa The Doors, The Beatles, Iron Butterfly e King Crimson, solo per citare i nomi più noti che lasciano un’impronta tre le note del platter.

Ruvida, ma dal flavour accattivante, “Transparent Eyeball” apre le danze con il suo refrain arioso, mentre la voce di Mat, interpretativa, si accompagna a melodie acide che mettono in risalto i dialoghi tra la chitarra riverberata e le note del synth di Kimmo Helèn. Sfuggente e lisergica, “Earth Over Us” è una canzone severa, un po’ ombrosa e intrisa di mistero, una sorta di “Riders On The Storm” del gruppo finlandese.

Il suono antico è contestualizzato alla perfezione, come peraltro dimostra la ballad elettrificata “Green Gold”, testimone di un panorama lirico di carattere esistenzialista e spirituale che affronta tematiche realmente odierne (l’alienazione e la necessità di recuperare un posto nell’universo), valore aggiunto di un ascolto che non presenta cedimenti. Ogni singolo musicista contribuisce alla bontà del risultato. Percussioni, sintetizzatori ma anche strumenti tangenziali come la tromba e il violino entrano ad arricchire una musicalità già di per sè intrigante e di elevato spessore, di cui abbiamo ulteriore prova nella magnifica “Mirror Boy”, un brano che (non crediamo di esagerare) non sarebbe dispiaciuto comporre allo stesso Johnny Cash e nell’irresistibile titletrack.

Tra solidi brani al limite dello stoner metal (“Teeth Of The Mountain”) ed eleganti episodi dalla forte impronta acustica e quasi western (“Hunter’s Prayer”), “Whean We Are Death” ci accompagna con un ascolto entusiasmante che conferma tutto il valore dell’act finlandese.

Hexvessel - When We Are Death

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Transparent Eyeball 02. Earth Over Us 03. Cosmic Truth 04. When I’m Dead 05. Mirror Boy 06. Drugged Up On The Universe 07. Teeth Of The Mountain 08. Green Gold 09. Mushroom Spirit Doors 10. Hunter’s Prayer 11. Last Lovers In Hell (bonus track)
Sito Web: https://www.facebook.com/hexvessel/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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