Her Chariot Awaits – Recensione: Her Chariot Awaits

Inedito sodalizio tra il chitarrista e produttore americano Mike Orlando (Adrenaline Mob) e la cantante spagnola Aylin (al secolo Pilar María Del Carmen Mónica Giménez García, già sentita nell’edizione spagnola di The X Factor e poi per otto anni con i norvegesi Sirenia), Her Chariot Awaits è un progetto al debutto sotto l’egida di Frontier Records. Nonostante l’appellativo “melodico” scelto dai ragazzi del marketing, il genere proposto è un hard rock piuttosto dinamico e robusto: immaginate qualcosa tra gli slanci più rock dei Garbage, il nervo dei Guano Apes e le melodie dei No Doubt. Ritmi sostenuti e sincopati, parti rappate ed il drumming decisamente pieno di Jeff Thal sono le basi di un rock/alternative al quale non mancano grinta, sudore ed una buona dose di tecnica: la voce sottile della singer spagnola potrà non piacere a tutti (la presenza scenica non è quella di una Ely Vásquez dei Six Magics né di una Tave Wanning degli Adrenaline Rush) ma la personalità per rivendicare il proprio spazio anche all’interno dei passaggi più heavy (“Dead Gone”) c’è, ed è espressa con disinvoltura. Una seconda menzione la merita il lavoro di chitarra svolto dallo stesso Orlando: ad una certa esuberanza ritmica si accompagnano assoli frequenti e complessi, come lecito aspettarsi da chi – dopotutto – ha fondato una band con Mike Portnoy e Russell Allen.

Her Chariot Awaits” regala un intrattenimento che sulle prime non annoia, in virtù del suo assalto ritmico costante. Anche se dal punto di vista melodico non vi sono soluzioni particolarmente originali né efficaci, il dispendio di energie assicurato per l’esecuzione di ciascun episodio è evidente e conduce a risultati apprezzabili. Si apprezza l’impegno costante, l’imperturbabile drive ed una sensazione di urgenza che ben si sposa con la grinta messa in campo dai quattro. Nonostante questi pregi, non si può però parlare di un prodotto maturo: mancano infatti i chiaroscuri, le sfaccettature, gli episodi in grado di raccontarci qualcosa di più circa le intenzioni di Orlando e la direzione verso la quale la band sceglierà di riprendere i mari. Le undici tracce in scaletta costituiscono variazioni sullo stesso tema, ottime per le colonne sonore di un Tony Hawk Pro Skater (quelli belli di metà anni novanta) ed anche gli episodi leggermente più adagiati (come la cover di K.D. Lang “Constant Craving” e “Just Remember”) raccontano le stesse – a volte banali – cose, solo più lentamente, invece che farci intuire quali altre maschere possono indossare Aylin ed i suoi compagni di avventura. Il duetto di “Turning The Page” non aggiunge granchè: bene il proposito di vivacizzare le cose, ma appare chiaro che anche in questa occasione i nostri non hanno alcuna intenzione di staccarsi dallo stile che permea ogni minuto del disco ed ogni piccola aggiunta rimane, appunto, poco più di un orpello per regalare l’illusione che qualcosa stia per cambiare. Ancora peggio va con i brani che, già pieni di groove per fedeltà alla linea, vogliono infilare di tutto e di più nei loro tre o quattro minuti: se Wikipedia definisce l’inviluppo come “stretto e vistoso avvolgimento o intrico”, “Say No” e “Take Me Higher” sembrano fatte apposta per dirci che invilupparsi, quando idee ed intuizioni non sono di per sé abbondanti, difficilmente può condurre a risultati con funzioni diversi da quelle di semplici riempitivi. E a quel punto tanto vale ascoltare un’altra “Higher”, quella più riuscita dei nostrani Saints Trade.

Questo debutto si trascina creativamente stanco verso il finale, alimentando una sensazione di prevedibilità che male si concilia con l’approccio sempre aggressivo che contraddistingue anche l’ultima parte della tracklist. Segno questo che l’anima nobile di un album non può trovarsi solamente nella testardaggine con la quale i suoi musicisti si ostinano a ripetere per undici volte lo stesso monologo, finendo per rotolare a valle insieme ad esso. Focalizzati a trasmettere l’energia istantanea ed un po’ cheap della quale sono indubbiamente dotati, gli Her Chariot Awaits ci raccontano troppo poco e con troppa fretta per permetterci di sbilanciarci sulle loro fortune: quello che dicono è convinto e coerente, ed aspetta solo di essere sviluppato per dare vita ad un proponimento più intrigante e multiforme.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Misery 02. Dead & Gone 03. Screaming Misfire 04. Stolen Heart 05. Constant Craving 06. Say No 07. Line Of Fire 08. Turning The Page 09. Take Me Higher 10. Just Remember 11. Forgive Me Dear
Sito Web: facebook.com/HerChariotAwaits

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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