Che piacciano o meno, gli Eluveitie negli ultimi dieci anni sono diventati una certezza in ambito folk metal e questo nuovo “Helvetios”, che giunge a distanza di due anni dal precedente “Everything Remains (As It Never Was)”, ne è la conferma. Quinto nella fila degli album prodotti dalla band, ma primo nella categoria di concept album.
“Prologue” introduce questa nuova e corposa creatura a cui fa seguito l’omonima “Helvetios” che, riprendendo il sottofondo della traccia precedente, riporta le fila del discorso in un ambito tutto suo. Anna Murphy fin da subito irrompe con la sua voce, melodica e semilirica al punto giusto, per poi dare spazio a chitarre fin da subito distorte e al growl pesante del collega Chrigel Glanzmann. Il punto di interesse è l’alternanza e la compenetrazione tra elementi melodici e folk, dati dalla voce della Murphy e dalla cornamusa, elemento chiave dell’album, e da parti che possiamo tranquillamente classificare come Melodic Death Metal.
Risulta essere decisamente più originale e meglio riuscita la successiva “Luxtos” che mette maggiormente in risalto la componente celtica della band. Rispetto ai brani passati non si può non notare la virata commerciale degli Eluveitie, che in un brano come “Luxtos” sembrano puntare molto anche sull’aspetto dell’orecchiabilità e del ritornello facile da ricordare e, per chi riesce a ben capire le parole, canticchiare. Sulla stessa scia risulta essere “Santonian Shores”, che unisce perfettamente Pagan Metal e musica celtica, con il risultato di avere un forte impatto su chi ascolta ed è ormai entrato nel mood della band. Cori semilirici e voce growl si supportano a vicenda aiutati dalla perfetta unione di tutte la componente strumentale a cui, per nell’insieme, viene dato anche un risalto a livello singolare. “Scorched Earth”, come un fulmine a ciel sereno, interrompe quasi improvvisamente la magia in quanto il cantato si fa melodico e suadente, come a recitare la preghiera di un qualche rito, e la musica, molto tenue, è l’unione tra tastiere, con qualche intrusione di cornamusa e flauto, e suoni della natura. Ottima trovata per dare respiro a questo album molto lungo, ma che con l’ausilio di questo intervallo risulta non essere pesante.
“A Rose For Epona” è il primo estratto dell’album, decisamente commerciale e radiofonico, sembra essere un brano studiato in tutto per tutto per farsi apprezzare anche da chi non ama il genere. Il risultato non è dei più entusiasmanti ed è un po’ in controtendenza con il resto dell’album, ma comunque orecchiabile e reso tale dalla bellissima voce di Anna Murphy. “Havoc”, successivo brano, è il secondo singolo estratto e, a differenze del precedente, è una vera botta. Pur affacciandosi con un riff sviolinato e commercialotto, la voce di Glanzmann dà quel tocco deciso e potente in grado di riportare la band sui binari giusti. Batteria ben suonata, alternanza di ritmi, chitarre distorte e ben intrecciate, elementi celtic-folk uniti ad un buon growl, il migliore dell’album direi, danno come risultato un canzone che lascia senza fiato.
“Hope” rappresenta il secondo e ultimo intermezzo di “Helvetios” che prosegue con altri quattro brani chiusi da una quinta traccia, “Epilogue”, che segna la conclusione di questo album tanto strano quanto bello.
Rispetto ai precedenti lavori non si può non notare la virata verso un certo qualcosa di melodico e commerciale, ma ciò non toglie che “Helvetios” sia un lavoro con gli attributi! Completo sotto molti aspetti e con il giusto mix tra musica ed intervallo, è decisamente un prodotto che funziona e che per i fan della band sarà in grado di ripagarne i due anni di attesa.











Lascia un commento