Helstar – Recensioni: Vampiro

Se c’è una band di american metal che mai ha tradito le attese (almeno se escludiamo il mezzo disastro del quasi apocrifo “Multiples Of Black”), questi sono gli Helstar di Rivera e Barragan. Tornati alla carica con continuità da ormai una decina d’anni i nostri anno piazzato una serie di dischi davvero soddisfacenti, a cui si aggiunge oggi anche il validissimo “Vampiro”.

Già dal titolo appare chiara l’intenzione di riportare al centro del concept lirico l’immaginario dark di un album capolavoro come “Nosferatu”, ed a livello musicale riprende in parte il taglio più thrashy, elaborato e tecnico di quel disco, per sferrare però il colpo in modo più possente e metallico, accostabile a grandi linea al sound tradizionale di “Distant Thunder” o “Remnantes Of War”.

Non stiamo però parlando di una mera riedizione di un vecchio impasto stilistico, visto che la band ha avuto una sua evoluzione più contemporanea, ben evidenziata nei dischi recenti, ma più precisamente di un taglio compositivo che non rinuncia a confrontarsi con il passato glorioso, ma che ci mostra il volto moderno della band.

Già “Awaken Into Darkness” si presenta come una canzone dall’incipit oscuro e dal riffing variegato, sempre accompagnato dalle vocals inimitabili (e qui c’è chi apprezzerà e chi no) di un istrione come James Rivera. Che appunto il nostro piaccia o meno, gli va certamente riconosciuto di non aver perso nulla nel corso degli anni e di essere capace, oggi come trent’anni fa, di trovare tonalità non certo facilissime e di costruire la propria espressività attraverso una teatralità unica.

Da questo inizio molto promettente comincia un viaggio musicale che ci porta ad ascoltare una tracklist ricca di canzoni davvero riuscite, che non rinunciano a potenza e velocità, ma che non cadono mai nella faciloneria di un certo metal old style, preferendo una struttura magari a tratti un poco difficile da digerire, ma mai banale.

Brani dalle ritmiche martellanti come “Blood Lust” e “Off With His Head” si portano comunque dietro scelte melodiche che a chi conosce la band risulteranno indubbiamente familiari. Il trademark stilistico è infatti ben presente in tutte le canzoni, anche se paradossalmente a volte sono più marcati con i Destiny’s End (band in cui militava Rivera, ma non Barragan) che con gli stessi Helstar.

Ci sono anche passaggi meno consueti, ad esempio in una canzone dallo spirito quasi thrash come “From The Pulpit To The Pit” o nella melodia quasi neoclassica (ma anche qui tirata al limite del thrash) della splendida “Malediction”.

Molto elaborate e varie, ma più in linea con quanti ci si aspetta dal marchio Helstar sono invece altre canzoni riuscite come la scurissima “Abolish The Sun”, epica e quasi doom nell’incedere massiccio, o la classicissima, lunga e sussultante “Black Cathedral” (indubbiamente una delle tracce top del lotto).

Poco da obiettare nel complesso e l’unico appunto che ci sentiamo di muovere è che forse qualche passaggio melodico marcato con più decisione averebbe giovato alla scorrevolezza di un lavoro che invece richiede più ascolti per essere assimilato a dovere. In ogni caso una prova convincente e un altro bel disco da aggiungere senza indugio alla propria collezione di heavy/power metal made in U.S.A.

 

 

HelstarVampiro

Voto recensore
7,5
Etichetta: Ellefson Music Productions

Anno: 2016

Tracklist: 01. Awaken Into Darkness 02. Blood Lust 03. To Dust You Will Become 04. Off With His Head 05. From The Pulpit To The Pit 06. To Their Death Beds They Fell 07. Malediction 08. Repent In Fire 09. Abolish The Sun 10. Black Cathedral 11. Dreamless Sleep
Sito Web: www.facebook.com/Helstar.Metal

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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