Mannhai – Recensione: Hellroad Caravan

I Mannhai hanno deciso di offrire una nuova casa e di provare a sfruttare la celebrita’ dell’ex cantante degli Amorphis Pasi Koskinen che, nonostante in alcuni frangenti faccia rimpiangere il suo predecessore Janitor Muurinen, offre una buona prova di se’, perfettamente a suo agio con le sonorita’ prettamente settantiane di questo quartetto.

Certo, scordiamoci le tonalita’ alte di Muurinen, ma Koskinen sui toni bassi se la cava sempre egregiamente, contribuendo inoltre ad appesantire ulteriormente il suono del gruppo. Black Sabbath in tutte le salse, e’ la base sui cui i Mannhai si muovono, aggiungendo qua e la’ qualche spruzzatina di Kiss e Kyuss (qui alle volte si rischia il plagio) in salsa post-grunge.

Inutile negarlo, si scapoccia e di gusto, con l’opener ‘Shellshock’ o le varie ‘Mojo Runner’ o ‘Back In Red’, che si alternano a momenti piu’ medidativi in cui emerge anche un certo gusto psycho-stoner che rimanda a certi Cathedral.

Insomma le coordinate parlano chiaro, niente di nuovo, assolutamente niente di nuovo, pero’ c’e’ da divertirsi ed a chi bastano chitarre grasse e ritmiche vorticose e’ caldamente e vivamente consigliato.

Voto recensore
7
Etichetta: Bull's Eye

Anno: 2006

Tracklist: 01. Shellshock
02. Fuzzmaster
03. Spaceball
04. Dambuster
05. Better Hate Yesterday
06. Back In the Red
07. Mojo runner
08. Overdaze
09. Rock In a Cradle
10. Hall of the Dead

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