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Helloween – Recensione: Keeper of the Seven Keys part II

Ci sono incontri nella vita che la stravolgono, conducendola su binari del tutto inaspettati. Gli Helloween, dopo aver dato alle stampe un ottimo disco d’esordio come “Walls Of Jericho“, decidono di arruolare un cantante che si occupi esclusivamente delle parti vocali lasciando a Kai Hansen la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla chitarra. La (fortunata) scelta ricadde su una ragazzino poco più che diciottenne, Michael Kiske, e la storia del gruppo cambia percorso.

Nel 1987 esce “Keeper of the Seven Keys part I“, con il quale la band riuscì a raggiungere le vette delle classifiche europee e, in campo Metal, contribuì a definire e cristallizzare un genere, lo Speed/Power, che, soprattutto in Germania, poteva vantare esponenti importanti quali Accept, Grave Digger Running Wild. Il successo raccolto e una tournée dopo ed ecco giungere sugli scaffali la seconda parte di “Keeper of the Seven Keys“, un disco che non solo bissa il successo del suo predecessore ma eleva la qualità, amplia le soluzioni e ci regala sette brani che fotografano il notevole percorso di maturazione e affiatamento degli Helloween.

Potenza, eleganza, divertimento, queste sono solo alcune delle caratteristiche che emergono tra i solchi di questo full-lenght: la potenza di brani quadrati e rocciosi come “I Want Out“; l’eleganza e il pathos di “March of Time“; la gioiosità, la leggerezza di “Rise and Fall” o “Dr. Stein“. In mezzo la volontà di coniugare melodie che restino impresse sin dal primo ascolto alla costruzione di canzoni articolate come l’opener “Eagle Fly Free” – introdotta dalla strumentale “Invitation” – o la lunga title track, in cui confluiscono atmosfere e influenze diverse.

Le frecce a disposizioni degli Helloween sono tante e non citare brani come “We Got the Right” – in cui Kiske offre una prova sentita e partecipata, esemplificativa della sua incredibile estensione vocale – o la dirompente “Save Us“, sarebbe un delitto. A distanza di circa trent’anni, questi brani mantengono la loro incredibile efficacia, come se il tempo non fosse trascorso. Tematiche più leggere si alternano a testi più profondi, melodie immediate e mai banali si intrecciano con soluzioni in cui dar prova di maestria e abilità fuori dalla norma. Questa è la band nel suo momento migliore, questa la massima espressione di un genere che, dopo, non riuscirà a raggiungere gli stessi livelli.

La fuoriuscita di Hansen per fondare la sua band, i Gamma Ray, l’allontanamento del batterista Ingo Schwichtenberg per motivi legati alla droga (lo stesso si toglierà la vita nel marzo del 1995) e il licenziamento dello stesso Kiske, uniti a problemi contrattuali e la pubblicazione di un disco non all’altezza come “Pink Bubbles Go Ape” del 1991, hanno in parte smorzato l’onda lunga creata dalla realizzazione di un disco così forte. Negli anni, però, gli Helloween hanno saputo ripartire, ricostruire una solida carriera che ancora oggi vive di ottime pubblicazioni e grandi spettacoli dal vivo.

 

Helloween Keeper of the Seven Keys part II

 

Voto recensore
10
Etichetta: Noise Records

Anno: 1988

Tracklist: Invitation Eagle Fly Free You Always Walk Alone Rise and Fall Dr. Stein We Got the Right March of Time I Want Out Keeper of the Seven Keys Save Us
Sito Web: https://www.facebook.com/helloweenofficial

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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