Priestess – Recensione: Hello Master

Primo album ufficiale per questa band che nel giro di poco tempo si è trovata catapultata nel mainstream musicale, dove a quanto pare è tornato di moda l’hard rock. Ed è proprio a questo genere che sono dediti i Priestess: le influenze anni 70 fanno da asse portante, anche se suonate con uno spirito anni 80 e registrate con una strumentazione anni 90. Questa miscela rende i brani piacevoli ma ascoltabili da chi non ha mai avuto a che fare con Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple, per citarne alcuni, che queste canzoni le hanno suonate quarant’anni fa. I Priestess possono inserirsi tra gruppi come: Wolfmother, The Answer e tante altre “nuove proposte” che stanno invadendo le scene del rock. Ascoltando le dodici tracce non si può non riconoscere comunque l’adrenalina che ne scaturisce: se prendiamo come metro di giudizio l’headbanging possiamo dire che il materiale proposto dalla band è più che valido. Rimane il fatto che non c’è un tratto o meglio una nota che li distingua dal marasma di altri gruppi “moderni” del genere. Da gennaio cominceranno un tour come supporto ai Mastodon in giro per gli Stati Uniti: gli ascoltatori decideranno del loro destino, e allora diamo ai Priestess il benvenuto nell’arena.

Voto recensore
5
Etichetta: RCA

Anno: 2006

Tracklist: 01. I’am the night, colour me black
02. Lay down
03. Run Home
04. Two kids
05. Talk to her
06. Time will cut you down
07. Everything that you are
08. The shakes
09. Performance
10. Living like a dog
11. No real pain
12. Blood

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