Quando si pensa a Stoccarda, di norma, viene in mente una città industriale nel sud della Germania, pervasa da climi non troppo generosi e tedeschi panzuti imbottiti di birra.
Ecco, la città probabilmente è ancora tutto questo, ma è anche la città degli Helldorados, gruppo di rocker massicci, che han fatto dello sleaze il loro inconfondibile e unico marchio di fabbrica. Ora, attenzione, ci troviamo migliaia di miglia lontani dalle vie losangeline, dove il movimento è veramente nato negli anni ’80, e, questa distanza, si sente, eccome.
Sin dalle prime note, infatti, l’album si presenta come un monolitico muro di suono glam/street metal, con dei suoni compatti e molto moderni ed una attitudine caciarona superiore alla media. Dov’è il problema, allora? Sostanzialmente non ce ne è, tranne che gli Helldorados, con questo album di debutto, non riescono a proporre realmente niente di nuovo. Per esempio l’intro di “In The Beginning”, con conseguente rutto, le ballatone “Gone” e “Changes” o anche i coretti in “Shout Out”, sono armi utilizzate da una moltitudine di altre band, sia odierne che passate, e neanche brani coinvolgenti e tirati come “Torture is My Name” o “Girls” riescono a smorzare questa sensazione.
Allora, in verità, il dilemma rimane, purtroppo, sempre lo stesso: ci si può accontentare dell’ennesimo gruppo che ricalca attitudine e scelte stilistiche altrui? Oppure non ci si deve arrendere e continuare a cercare un qualcosa che abbia dalla sua parte almeno un pizzico di originalità?
La risposta dovrebbe essere ovvia.














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