President Evil – Recensione: Hell In A Box

La svolta storica degli Entombed con “Wolverine Blues” ha di fatto creato un nuovo genere, oggi conosciuto come death’n’roll. Il coraggio dell’allora leader del gruppo svedese Nicke Andersson, ha stimolato una pletora di band a riscoprire le proprie radici rock, rinverdendo le gesta di act storici come i Motorhead, imbastendo il tutto con vocals ancor più corrosive ed inglobandole in un’ossatura “metal”. Figli e figliocci si sono susseguiti, ancor di più nel periodo post Kyuss (anche i redivivi Gorefest seguirono l’onda in tempi non sospetti). Ultimi in ordine cronologico i qui esaminati President Evil. Il gruppo teutonico segue pedissequamente le coordinate impostate, senza variarle minimamente. Il risultato traspare palesemente in “Hell In A Box”, platter dall’indubbio “tiro” ma dall’esito scontato e dunque trascurabile. Chitarroni sporchi dal forte retrogusto stoner e sezione ritmica quadrata, entrambe a fare il palo con i vocalizzi “made in Lemmy” del singer. Ingredienti giusti di una minestra riscaldata per l’ennesima volta. Non ce ne vogliano i President Evil ed il proprio frontman, tuttavia a distanza di quindici anni, LG Petrov rimane tuttora l’unico credibile supereroe del vero “marciume” sonoro. Con buona pace della comunità metal.

Voto recensore
5
Etichetta: AFM / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:
01. Viva La Muerte
02. Jesus Factor Negative
03. Hell In A box
04. White Fire
05. King Asshole
06. The Anti Loser
07. Bring Out Your Dead
08. The Return Of The Speed Cowboys
09. Godforsaken
10. One Brain Army
11. New Junk City

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