(Hed) P.E. – Recensione: Stampede

Perfino un movimento tanto moderno e apparentemente “appetibile” come il nu metal ha le proprie band dimenticate, sia a causa di fan svogliati che per scarso appeal commerciale. Assieme alla stessa scena che tirò fuori Korn, Deftones, Limp Bizkit e Slipknot, gli (Hed) P.E. furono fra i pionieri di questo genere ibrido. Assieme agli altri, avevano tutto: un sound claustrofobico, mediante l’uso di chitarra a sette corde in accordatura standard, uso di rumorismo tramite feedback e sound-system e rapping urlato, sguaiato e di un’arroganza ispiratrice del fondatore Jared Gomes. Nonostante un sound potente, ispirato e macinatore, furono vittima di eccessive aspirazioni da parte delle loro label, non riuscendo ad ottenere successo commerciale rilevante (al tempo) nemmeno cercando di commercializzare il loro sound  partire dal secondo album, per poi stabilirsi in un concentrato di groove, rapping e retorica contro le cospirazioni politiche negli album successivi. La proposta ha funzionato, ma ha reso il gruppo essenzialmente un nome di nicchia perfino fra la nicchia del genere stessa, eppure anche ascoltatori di ogni genere, perfino di metal più tradizionalista, potrebbero essere impressionati dalla potenza del gruppo, sia in studio che live, nonché dall’immensa personalità del frontman Jared Gomes.

Com’è normale che sia, il gruppo non suona più terremotante e distruttivo come in tutti gli album precedenti a Back to Base X, preferendo un approccio più lento che ricorda parecchio gli Obituary e qualche spunto stoner rock: qualcosa non va, però, appena l’opener “NOAPOLOGIES”, si presenta ancora più calma e sonnolenta del solito, con ritmiche sincopate trip hop che sottolineano il rapping ormai ridotto ad un raspino di Gomes (anche lui ha 51 anni, adesso), oltre che a una base musicale così sonnolenta, anche a livello di produzione (praticamente solo trigger, riverbero e un po’ di pitch shifting), da portare allo scoraggiamento. Il singolo di lancio “CANIROCK” sembra una outtake dei recenti Korn e si regge su una metrica poco solida, “PWF” (che sta per “Playing with Fire”) è leggermente più psichedelica, mentre “WHYNOTME” è un pezzo veloce e pop punk più in linea con i vecchi Sum 41 che ogni altra cosa. L’album, inoltre, viene frequentemente interrotto da discorsi maschili che riguardano la difficoltà dei tempi moderni, inclusa la disparità di ricchezza, sulla forza di volontà e sul senso della vita: notare come siano spariti i riferimenti al sesso in tutto l’album. “RISE” si basa su riff in La minore con distorsione post-black (con le dovute proporzioni) e ritmiche in controtempo con snare digitali nelle strofe, “BOSSUP” e “DIEANOTHERDAY” seguono sezioni calmo/forte troppo esagerate, risultando quasi caotiche, mentre l’ultima traccia “TIMEOFMYLIFE” è più calma, essendo costruita su accordi di piano elettrico in Re minore e percussioni con schiocchi di dita.

Per coloro che avessero seguito gli (Hed) P.E. da un po’ o fin dai primordi, “Stampede” ha due problemi. Prima di tutto, non c’è la minima traccia di metal tout court nei suoni usati, nel songwriting o nei sentimenti scaturiti dalle canzoni, piuttosto le canzoni si basano su vocalizzi tipici del rhythm ‘n’ blues contemporaeno, con percussioni totalmente digitali e armonie vocali in doo-woop effettate con Pro-Tools (anche se, ad essere sinceri, le stesse sembrano vecchie di almeno 10 anni, perfino se comparate alla variante attuale del genere): secondo, proprio la performance vocale pigra o “effeminata” di Jared Gomes, che si trova a cantare linee fuori dal suo range, indica qual è il mood principale dell’album, estivo, pantofolaio e visibilmente costruito all’inverosimile. Può essere che Gomes stia invecchiando, può essere che gli (Hed) P.E. non siano più quel canale di ribellione che sembravano essere negli anni 90, può essere che la depressione dovuta agli sforzi inutili di continuare un brand di così poco appeal sia una brutta bestia… oppure può essere che, con la dipartita di Jaxon Benge, chitarrista del gruppo dal 2004 al 2015, Gomes non sappia più che pesci pigliare. In ogni caso, quello che rimane è un album inutile, più adatto alle discoteche che ai palchi di periferia, e purtroppo piatto come una sogliola. Se la prossima mossa del gruppo sarà una collaborazione con Timbaland o Beyoncé, allora i nostri sospetti saranno fondati.

Etichetta: Pavement Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. NOAPOLOGIES 02. CANIROCK 03. PWF 04. BOSSUP 05. WHYNOTME 06. RISE 07. UNTOUCHABLE 08. NARRAGANSETT 09. DIEANOTHERDAY 10. TIMEOFMYLIFE

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