Heavilution

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Heavilution

The Heavils

Track Listing

01. Outside The Circle
02. Get Behind Me
03. Heavilution
04. Reflection
05. Chicken Soup Can
06. Space Heater
07. Touch
08. Just Got Back
09. Laundry Day
10. Sinking Time
11. Floaters
12. The Other Side
13. Passed Away
14. Kadigimonk

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Un calderone difficile da fotografare in una istantanea questo ‘Heavilution’; ci sono moltissimi elementi all’interno, ma tutto ruota intorno a una attitudine estremamente aggressiva, sperimentale e non compromissoria.

Ci si sentono in effetti influenze diverse e disparate, dalla cupa destrutturazione dei Meshuggah di ‘Nothing’ alla voglia di giocare con note e violenza dei System Of A Down, fino alla ruvidità abrasiva dello stoner più deviato e a stacchi funky tanto ben amalgamati quanto assolutamente destabilizzanti, per arrivare all’ambient più decostruita.

Quindi c’è sicuramente molta sperimentazione in questo lavoro, ma abbinata alla non comune capacità di scrivere ottimi pezzi, accattivanti e a loro modo melodici, nonostante le malate sperimentazioni sottostanti; su tutti si piantano particolarmente in testa ‘Get Behind Me’ e ‘Heavilution’.

C’è spazio per virate atmosferiche in ‘Reflection’, per pezzi trascinanti e anthemici come ‘Chicken Soup Can’, per melodiche cover dei Cheap Trick con ‘Space Heater’, per la violenza senza compromessi di ‘Sinking Time’, per le sferzate ritmiche di ‘The Other Side’ fino ad arrivare alla devianza destabilizzante di ‘Passed Away’, ballata radiofonica trasmessa da un altro pianeta, semplice introduzione al totale delirio di ‘Kadigimonk’, brano ambient distorto e malato, quasi venti minuti di chitarre deviate, loop di voci di bambini, rarefazione e in sostanza malattia mentale.

Insomma di carne al fuoco ce n’è moltissima, e l’album è una continua scoperta, pieno di sfaccettature e di piccole gemme nascoste.

Il lavoro è prodotto da Devin Townsend; dispiace criticare il geniaccio canadese ma proprio la produzione è uno degli elementi non all’altezza, troppo grezza e omogenea per valorizzare il dinamismo e la verve del gruppo. Certo probabilmente molto è dovuto al suono intrinseco degli strumenti fretless autocostruiti (!) dai chitarristi, in ogni caso pare eccessiva la distorsione utilizzata mediamente nell’album; una maggiore varietà di soluzioni sonore avrebbe indubbiamente giovato sia alla longevità che alla assimilabilità del CD. Anche la voce è piuttosto monocorde, e si assesta su un costante tono urlato e aggressivo, togliendo ancora un volta qualcosa all’eclettismo e alla varietà dell’album. Davvero c’è poca concessione alla melodia, a parte la cover e ‘Just Got Back’ il resto procede su tonalità urlate e monotone, non all’altezza dell’eclettismo generale della musica proposta.

In ogni caso un lavoro decisamente notevole per originalità ed impatto, che si eleva nettamente dalla massa delle produzioni omologate che quotidianamente affollano il mercato. Qui ci troviamo di fronte a un focolaio di creatività non forzato e fine a se stesso, ma fertile e capace di generare qualcosa di nuovo nella rielaborazione di vari stili e attitudini. Da ascoltare con attenzione. THE HEAVILS – Intervista

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