Heaven Shall Burn – Recensione: Wanderer

Una suggestiva copertina introduce il nuovo album dei cinque tedeschi Heaven Shall Burn, che con questo “Wanderer”, pubblicato da Century Media Records, raggiungono il ragguardevole traguardo del nono album, a distanza di tre anni dall’ottimo “Veto”.

La band capitanata dal cantante Marcus Bischoff ha esperienza da vendere e anche stavolta riesce a portare a casa un discreto risultato, col proprio death metal melodico che se si vuole non è il massimo dell’originalità ma è comunque ottimamente suonato e in grado di fornire buoni spunti per gli sviluppi futuri grazie a un recupero delle proprie radici. Una progressione cristallina di reminiscenza black metal, suonata su delicate trame di chitarra, apre “The Loss Of Fury” che diventa una bordata mid-tempo sulla quale si inseriscono le tastiere nel ritornello, che svisa più sulla melodia; “Bring The War Home” entra in campo con un muro di chitarre e una batteria in parte sintetica che fa capolino in un suono “moderno”, godibile al di là della struttura del brano un po’ ripetitiva. Purtroppo la non troppa varietà è un po’ il grande limite di questo “Wanderer”: le melodie chitarristiche a carico della coppia Maik Weichert e Alexander Dietz sono un pugno in faccia ma mai esageratamente sugli scudi, creando un’ottima pasta di suono con la sezione ritmica formata da Eric Bischoff al basso e Christian Bass alla batteria, il tutto guidato dalle vocals acide del già citato cantante riescono a creare la giusta atmosfera che però sulla lunga distanza si appiattisce e fa aleggiare un poco di stantio nell’aria.

Ospiti “di peso” come Mr.George “Corpsegrinder”Fisher in “Prey To God”, fatta di metallo rovente come “They Shall Not Pass”, fortezza d’onice inespugnabile in una landa desolata e cover succulente (“The Cry Of Mankind”, stupendo pezzo dei My Dying Bride posto in chiusura che vede il cameo di Aðalbjörn Tryggvason, cantante dei Solstafir) -da segnalare altri remake presenti nelle edizioni speciali del disco- accompagnano pezzi che sembrano usciti da “The Jester Race” come “Passage Of The Crane”, sognante e da applausi. Purtroppo la seconda parte del CD (a partire dallo scialbo strumentale “My Heart Is My Compass”) vede qualche calo di tono, assestandosi comunque su un dignitosissimo livello grazie a un pezzo come “Corium”: uniamo a tutto ciò detto finora testi che parlano di eventi di battaglia e guerra nel mondo (alcuni dimenticati), specchio delle guerre interne personali affrontate da altre liriche di questo album dei teutonici.

Gli Heaven Shall Burn passano l’esame con queto nuovo album, più che sufficiente, ma da un gruppo di tale caratura ci si aspetta più varietà nel songwriting, vista anche l’esperienza ormai acquisita negli anni.

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Voto recensore
6,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Loss Of Fury 02. Bring The War Home 03. Passage Of The Crane 04. They Shall Not Pass 05. Downshifter 06. Prey To God 07. My Heart Is My Compass 08. Save Me 09. Corium 10. Extermination Order 11. A River Of Crimson 12. The Cry Of Mankind
Sito Web: http://www.heavenshallburn.com/

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