Heaven’S Cry – Recensione: Outcast

Nonostante il numero esiguo di uscite i canadesi Heaven’s Cry sono una band che ha un percorso artistico che dura da ormai più di vent’anni, con all’attivo album straordinari, anche se non certo digeribili al primo ascolto, come il classico “Food For Thought Substitute” o “Primal Power Addiction”. Con questa nuova uscita la band si muove ancora una volta sul terreno familiare del prog rock/metal ricco di personalità ed estro che da sempre viene loro riconosciuto, ma a differenza del precedente album c’è una maggiore ricerca di melodia (o più semplicemente una migliora resa della suddetta) che permette di evitare l’effetto collaterale tipico del genere, ovvero quello di creare una complicazione fine a se stessa.

Stiamo comunque parlando di uno stile che non ha certo la linearità tra le caratteristiche principali, ed ecco quindi che già un brano come quello posto in apertura, “The Human Factor” si muove su circa otto minuti in cui i cambi di ritmo e atmosfera sono ben presenti. Non mancano però i momenti di melodia, che ben si evidenziano ad esempio anche nella successiva “Outcast”, estremamente lavorata su ritmiche dispari e dotata di una struttura nervosa, ma comandata da una linea armonica e da un tema centrale ben identificabili.

Ovvio che il paragone più immediato sia con band a loro conterranee come i Rush o i Voivod più progressivi e melodici, così come altre band che di questa forma ne hanno fatto un marchio di fabbrica come Fates Warning o Sieges Even. Di certo però gli Heaven’s Cry non sono un semplice prodotto di questo fattori, ma godono di una loro particolare timbrica che li porta a sviluppare canzoni e incastri ritmici o melodici del tutto distintivi.

Una dimostrazione di tanta creatività la troviamo proprio nella lunga (ben quattordici minuti) “The Day The System Failed”, in cui i nostri non danno punti di riferimento, riuscendo a riassumere in un format come quello della suite il loro mondo musicale. Ci sono infatti sia momenti più rilassati e di atmosfera, che passaggi estremamente tecnici e infarciti da contro tempi, senza mai però rinunciare ad un rintracciabile filo di melodia che come sempre si connota per la maggior parte di sentimenti come rabbia e malinconia (ricordiamo che la band ha due cantanti).

Come avrete intuito anche solo dai titoli il concept dietro alle liriche viene accomunato da un sentimento di delusione e, appunto, rabbia verso un sistema mondiale che pare aver dimenticato le esigenze delle persone. Una marcia lenta e inesorabile verso una società inumana che riprende elementi di quell’immaginario distopico che fa sicuramente paura a molti e che per questo è diventato così popolare anche nella letteratura e nel cinema per ragazzi.

Di certo lo spunto degli Heaven’s Cry è più introspettivo e adulto, ma la rabbia e il desiderio di rinascita che esprimo canzoni come “If I Only Knew” o “A Shift In A Scenary” sono genuini e di forte impatto emotivo, non certo distaccatati e puramente analitici.

Ancora una volta siamo di fronte ad un lavoro ben fatto e affascinante, da ascoltare e riascoltare per tutti gli amanti del progressive, sia esso rock o metal.

Heaven's cry - outcast

Voto recensore
8
Etichetta: Prosthetic Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Human Factor 02. Outcast 03. The Day The System Failed 04. If I Only Knew 05. A Shift In Scenery 06. Symmetry 07. Alive
Sito Web: http://www.heavenscry.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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