Heart Of A Coward – Recensione: The Disconnect

Sono passati ben quattro anni dall’ultimo album dei britannici Heart Of A Coward. Ora sono pronti a ritornare sulle scene musicali con il nuovissimo The Disconnect, in uscita il 7 giugno, che abbiamo avuto l’onore di ascoltare in anticipo.
Quando ci sono dei cambiamenti nella line up di un gruppo si crea sempre confusione e possono addirittura nascere delle vere e proprie controversie. Questo avviene soprattutto quando a cambiare è il cantante, che spesso viene identificato come l’anima della band stessa. Nel 2017 Jamie Graham abbandona gli Heart Of A Coward, lasciando agli altri membri il compito di trovare un sostituto. Il cantante aveva bisogno di dedicare più tempo alla propria famiglia e al proprio lavoro e a rimpiazzarlo arriva Kaan Tasan, che collabora subito alla stesura del nuovo album. Purtroppo è difficile raggiunger il talento e l’immagine che si era costruito il precedente vocalist, avendo unito aggressività, melodia e brutalità accattivante. Dopo aver esaminato ben 200 potenziali sostituti l’attenzione è ricaduta proprio su Kaan, anche grazie al successo ottenuto con i No Consequence. I due si erano già conosciuti in varie occasioni, ma in ogni caso la fan base aveva bisogno di tempo per metabolizzare questo cambiamento improvviso.
Quando esce il singolo “Collapse”, il primo con il nuovo cantante, si tratta di un vero e proprio momento in svolta, non in senso positivo purtroppo. Infatti, la prima cosa che balza all’orecchio è il paragone immediato con i Linkin Park, soprattutto nei ritornelli. Il timbro vocale di Kaan assomiglia molto a quello di Chester Bennington, ma questo riaffiora spesso nel corso di “The Disconnect”, ad esempio anche nella breve “Return To Dust”. In ogni caso, il brano è stato particolarmente controverso e criticato. Per alcuni la carriera dei Heart Of A Coward finisce qui.

Quest’ondata di critiche per fortuna viene presto smentita. Dopo poco tempo e contro qualsiasi aspettativa, “Collapse” raggiunge un milione di stream e il loro tour viene dichiarato sold out. E’ una vera e propria rivincita, soprattutto per Kaan nei confronti di tutti quelli che non avevano creduto in lui. DI conseguenza, gli haters sono costretti a rimangiarsi tutto, a malincuore.

Successivamente esce anche “Drown In Ruin” e durante i live la band ottiene sempre maggiori consensi. Chissà se questo album riuscirà a conquistare il pubblico e ad espandere la fan base. Cerchiamo di non soffermarci troppo sulla somiglianza con i Linkin Park, altrimenti il nostro giudizio potrebbe essere offuscato. Dovremmo, invece, apprezzare l’album nel suo complesso e tutto quello che ha da offrire in dieci tracce. Il filo rosso che attraversa l’intero disco è sicuramente la rabbia e l’aggressività che esplodono in praticamente tutte le tracce. Kaan si libera dai suoi freni per donarsi completamente agli ascoltatori e l’impatto è immediato e travolgente. Unica pecca, si rischia di cadere nella ripetitività. Ma se state cercando un modo per sfogarvi, “The Disconnect” è quello che fa a caso vostro. E proprio il titolo è già significativo: sconnesso, ma quindi anche indomabile e incontrollabile. La critica e lo sdegno a volte sono personali, come in “Parasite”, oppure politici in “Collapse”, “Culture of Lies” e “Senseless”. L’unico momento di pausa lo troviamo con la sopracitata “Return To Dust”, in cui l’aggressività viene momentaneamente stemperata in una breve parentesi tranquilla, che però strizza palesemente l’occhio a “Castle of Glass”.

A prescindere da questo, non si può negare il fatto che il metalcore che gli Heart Of A Coward propongono sia sicuramente una novità, già solo per la componente elettronica, che comunque sta prendendo piede nel genere. La loro forza si poggia sui riff, ma soprattutto sulla potenza e aggressività vocale, come già ribadito prima. E’ davvero la loro cifra stilistica, per certi versi sulla stessa lunghezza d’onda del leader degli Architects, Sam Carter, anche se con una resa completamente diversa. Credetemi, vi spettineranno i capelli per tutto il corso dell’album, l’intensità non cala mai. Ogni elemento è ben curato e forse questa pausa è stata anche positiva, perché la band ha avuto modo di lavorare per migliorarsi sempre di più. Il lavoro degli Heart Of A Coward è ben lontano da essere definito “codardo” e avranno modo di dimostrarlo anche al Download Festival in Inghilterra, divedendo il palco con band del calibro dei Fever 333 e degli Amity Affliction.

Etichetta: Arising Empire

Anno: 2019

Tracklist: 01. Down in Ruin 02. Ritual 03. Collapse 04. Culture of Lies 05. In the Wake 06. Senseless 07. Return to Dust 08. Suffocate 09. Parasite 10. Isolation

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