Dark Tranquillity – Recensione: Haven

A posteriori, i Dark Tranquillity hanno dimostrato a cosa è servito l’estremismo di ‘Projector’, metabolizzandolo alla luce di quanto espresso da ‘Skydancer’ sino ad oggi. Largo quindi alla rivisitazione di se stessi senza rinnegare nulla di quanto fatto, spingendosi oltre verso la strada melodica senza lasciare che questa soverchi il lato oscuro e pesante di uno dei genitori del Goteborg sound. C’è l’;innesto dell’elettronica, questa volta, a segnare un’impennata nel suono della band, ma non è mai invadente o inutile. E’ più aggressivo di ‘Projector’, ‘Haven’, è più elegante, è colpevole di annoverare ‘Feast Of Burden’, uno dei migliori episodi di sempre della band, giusta summa che coglie in pieno fuoco la proposta e l’essenza del gruppo. Un album equilibrato, con ‘ The Same’ ad aggiudicarsi la palma di potenziale singolo tanta e ruffiana è la melodia delle tastiere incastonata nei riff, al pari di una piccola gemma quale ‘Rundown’ oppure alle nuove soluzioni proposte in ‘ Emptier Still’ ed ‘Indifferent Suns’, dalle tinte quasi liquide. ‘Haven’ ha perso il colore serico dei Dark Tranquillity di ‘ Projector’, restituendoci un ottimo episodio ed un nuovo punto di partenza che ribadisce lo stato di buona forma del gruppo già notata sul palco del nostrano Gods Of Metal. Questa volta l’evoluzione è evidente.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: The Wonders At Your Feet / Not Built To Last / Indifferent Suns / Feast Of Burden / Haven / The Same / Fabric / Ego Drama / Rundown / Emptier Still / At Loss For Words


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