Hate Eternal – Recensione: Upon Desolate Sands

Si potrebbe dire che questo nuovo album degli Hate Eternal è una manata in faccia, aggiungendo che il riffing di chitarra del magistrale Erik Rutan è sempre tecnicamente pregevole e concreto, impegnato nella mai semplice missione di mettere insieme aggressività estrema, dissonanze disturbanti e quel pizzico di armonie oscure che nel death metal ci stanno come il formaggio sulla pasta col pomodoro. Tutto vero. E tutto come da capitolato, come per ogni disco della band.

Quello che però rende questa nuova uscita un poco diversa dal solito standard è la ritrovata ispirazione del nostro nel creare quelle armonie vagamente orecchiabili (e se ci trovate qualche rimando ai vecchi Morbid Angel, non siete gli unici), con anche un certo peso da assegnare ad una produzione che, pur non allontanandosi dalla consueta conformazione caotica, rimane sufficientemente chiara da permettere al substrato melodico di emergere con più chiarezza del solito. Una vera e propria necessità se la ritmica è impegnata a spaccare le montagne (Hannes Grossmann il suo lavoro lo sa fare!) e la voce a grattar via lo zolfo dalle cantine dell’Inferno.

Non sono però differenze che si colgono istantanemante al primo ascolto, visto che tutto sommato sia lo stile che il modo di suonare sono appunto quelli di non facile assimilazione a cui la band ci ha ormai abituato nei suoi lunghi anni di carriera. Non di meno è proprio la sostanza con cui vengono create le canzoni, ovvero la qualità dei riff, delle melodie e dei sempre fluidi mutamenti di ritmo, a lasciare un’ottima impressione, in crescita ad ogni passaggio sullo stereo.

La cattiveria impressionante con cui comincia “The Violent Fury” non è infatti l’unico elemento che emerge fin dalle prime battute. Già in questo brano si possono infatti apprezzare alcuni passaggi lievemente più melodici, ma è la stessa struttura ad essere in qualche modo armonica, concetto che va sempre proporzionato al contesto ovviamente. “What Lies Beyond” accentua maggiormente tali caratteristiche, mettendo sul banco anche alcuni passaggi più facilmente accostabili ad un certo blackened-death metal (Behemoth?), ma sempre restando con i piedi ben piantati nello stile riconoscibile degli Hate Eternal.

Da qui in poi si può solo aggiungere che gli ingredienti base sono quelli fino a qui annunciati, miscelati canzone dopo canzone con gradazione differente. Si passa così da un brano che ricorda non poco per riff e andamento ritmico quanto fatto di recente dalla band di Azagthoth come “Nothingness Of Beign”, ad un pezzo molto melodico e scurissimo come “Upon Desolate Sands”. Il tutto ha il pregio di scorrere bene e colpire sempre nel segno. Proprio come ci si aspetterebbe da quello che rimane si un bel disco di genere, senza variazioni significative di temi e idee, ma che dello stile prescelto sfrutta almeno tutte le potenzialità.

 

Voto recensore
8
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Violent Fury 02. Whas Lies Beyond 03. Vengeance Striketh 04. Nothingness Of Being 05. All Hope Destroyed 06. Portal Of Myriad 07. Dark Ages Of Ruin 08. Upon Desolate Sands 09. For Whom We Have Lost

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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