Hate Eternal – Recensione: Infernus

Questo nuovo album degli Hate Eternal non fa che confermare il buonissimo momento vissuto del metal estremo. Molte le uscite di questa estate a ben impressionare e non ultimo arriva “Infernus”, capace in un sol colpo di superare tutti i dubbi che la band di Erik Rutan si è portata dietro per anni e di colpire con mano ferma il centro del bersaglio.

Non sono mai mancate brutalità e tecnica da queste parti, ma gli Hate Eternal hanno da sempre avuto il limite (almeno per quanto ci riguarda) di non riuscire ad uscire da un confusione di fondo che pervadeva le composizioni e le scelte di suono fatte dal suo leader.

A questo giro invece tutto diventa più chiaro e organizzato, permettendo al talento dei singoli musicisti di risaltare a dovere. Come sempre il diktat è quello di distruggere tutto, ma la modalità con cui la band affronta la materia si è pian pian affinata (avvisaglie evidenti arrivarono già nel precedente “Phoenix Amongst the Ashes”) per diventare sempre meglio focalizzata sull’essenziale.

Per capire al meglio quello che si intende basterebbe ascoltare un brano del tutto anomalo come la strumentale “Chaos Theory”: splendido esempio di tecnica, dinamicità, aggressività e melodia, accostate alla perfezione al preciso scopo di far male.

Anche se il resto è ben diverso, con questo spirito come guida non c’è nulla che strumentisti preparati a dovere come quelli qui coinvolti non possano ottenere. Ed è così che nascono brani fulminei e trascinanti come “Locust Swarm” o “The Chosen One”. Song in cui emerge a pieno l’attitudine del migliore estremo made in U.S.A.: dagli Slayer ai Morbid Angel, fino appunto agli Hate Eternal. Un retaggio tanto feroce quanto affascinante per tutti gli appassionati della materia.

Magari a qualcuno finirà per mancare la costruzione caotica di qualche disco addietro, ma per noi ascoltare song davvero capaci di andare dritto al sodo, pur senza rinunciare ad una bella dose di cambi ritmici e variazioni come “The Stygian Deep” o “Majestic Being, Hear My Call” è una vera goduria. Sono questi brani in cui la band dimostra di possedere un perfetto controllo, lanciandosi a tratti a grandi velocità, ma senza mai deragliare dai binari, creando così il giusto spazio per inserti armonici che aumentano il valore della proposta.

Meritano infine una citazione la lunga, oltre sei minuti, title track, e “Zealot, Crusader Of War”, capaci di sprazzi di ritmo più rallentato e doom oriented che probabilmente non sorprendono in un contesto del genere, ma che comunque si rivelano utili nel rompere il rischio monotonia di un album altrimenti sempre lanciato oltre i limiti. Da ascoltare e riascoltare!

Voto recensore
8
Etichetta: Season of Mist

Anno: 2015

Tracklist:

01. Locust Swarm
02. The Stygian Deep
03. Pathogenic Apathy
04. La Tempestad
05. Infernus
06. The Chosen One
07. Zealot, Crusader Of War
08. Order Of The Arcane Scripture
09. Chaos Theory
10. O’ Majestic Being, Hear My Call


Sito Web: https://www.facebook.com/Hate.Eternal

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login